Vecchietti arzilli - Oltre le righe
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Vasto   Editoriali 03/12

Vecchietti arzilli

Oltre le righe

(Fox Photos/Getty Images)Buone notizie dal fronte della vita. 

E’ ufficiale! A Roma, in occasione del Congresso nazionale della “Società italiana di gerontologia e geriatria”, è stato stabilito che “un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa. E un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980", così come si è dimostrata l’evidenza di “un effetto ritardato dello sviluppo di patologie e dell’età di morte”.

A rendere nota la buona novella è stato il dott. Niccolò Marchionni, professore ordinario dell'Università di Firenze e Direttore del Dipartimento cardiovascolare dell'Ospedale Careggi.

Sicuramente è una teoria credibile, soprattutto perché sostenuta dall’evidenza della vita di tutti i giorni. Anzi, c’è forse da considerare che proprio dall’osservazione della realtà, ancor prima che dalle risultanze della ricerca scientifica, si ha contezza di come la popolazione attempata sia oggi in grado di sostenere prove fisiche e mentali che, fino a qualche anno fa, avrebbero generato fallimento.

E’ una riflessione, anzi, anche di più remota valenza. Basta infatti guardare una vecchia foto, in bianco e nero, scattata negli anni ’30 o ’40, di nostri parenti allora ventenni, per farci render conto di come, ai nostri occhi, mostrino un’età ben maggiore di quella anagrafica e reale: sia per il modo di vestire che per il loro aspetto serioso ed altero.

Oggi, le aspettative di vita sono aumentate di molto, dicono di oltre 20 anni “rispetto alla prima decade del 1900”. A 60/70 anni, ci si sente bene, con pochi acciacchi e, in generale, anche con poche malattie, tanto da poter considerare ancora lontano il tempo del salto finale. I geriatri ci dicono che “scientificamente, si è anziani quando si ha un'aspettativa media di vita di dieci anni”, le indagini statistiche individuano la vita media di una donna in 85 anni, quella di un uomo in 83; ne deriva che solo a 75 anni una persona può essere ritenuta anziana.

D’altronde, come si può reputare “anziano” chi, a 65 anni e per esempio, mostra di avere una forma fisica che gli consente di far footing, godersi copiose mangiate, soddisfare compulsioni sessuali o mostrare freschezza mentale nell’ampliare la propria visione della realtà modificata o nell’analizzare fatti e circostanze, oltretutto, con la conoscenza e l’esperienza del passato?!

Sull’aspetto, interviene anche l’azienda di servizi di ricerca di marketing IPSOS, la quale, nel suo rapporto “Generazione 55 special”, rappresenta l’over 55 indipendente, tecnologico, con vita sociale ben più vivace rispetto al passato.

Queste buone notizie modificano il quadro d’insieme della nostra società, con ricaduta immediata sui suoi aspetti economici e legati alla comune convivenza. Infatti, a questo punto, poco importa che l’ISTAT abbia certificato che, in Italia, in dieci anni, c’è stato un calo di oltre 121.000 nascite. La popolazione è diventata comunque più giovane, poiché “anziani” si diventa soltanto dopo i 75 e non più i 65 anni! Persino l’economista Malthus, vissuto tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, sarebbe più tranquillo: una popolazione in decrescita inciderebbe meno sulle risorse disponibili ed il progressivo immiserimento delle condizioni di vita subirebbe un rallentamento, senza bisogno di epidemie, carestie o guerre. Ed ancora… Sono troppi gli anziani ed il loro peso economico-sociale è oltre la misura del sopportabile? La soluzione è presto trovata, basta spostare la soglia di anzianità.

Certo, riflettendo sui temi del turnover nel lavoro e del sistema pensionistico, qualche problema si pone. Infatti, a causa dei “nuovi ancora giovani”, 60/70enni, attivi e dinamici, sarà più difficile per i 30enni iniziare a lavorare; così come il trattamento di quiescenza per i “troppo presto anziani” durerà più a lungo, gravando molto più sulle casse dello Stato. Una soluzione dovrà essere trovata, magari con un “Reddito di cittadinanza” di 1.200 Euro ed una “Quota pensione” somma 80. Non sono stato chiaro? Sarà perché ho superato i 60…

L’importante è vivere in una società con tanti vecchiette e vecchietti arzilli ma anche con molti giovani felici.

di Massimo Desiati

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