Lo sputo in faccia - Oltre le righe
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Vasto   Editoriali 26/11

Lo sputo in faccia

Oltre le righe

Era soltanto saliva, non acido solforico! Magari, se avesse potuto, avrebbe sputato anche quello. Tutt’al più, le sue ghiandole salivali avrebbero potuto secernere bile ma non certo un acido talmente corrosivo da provocare un buco sull’uniforme o lesioni ai tessuti biologici del viso del poliziotto! In fondo era saliva e di sputi non è mai morto nessuno. Il giudice ha stabilito che, a causa della "particolare tenuità del gesto", un eroico antagonista milanese non dovesse essere condannato per oltraggio a Pubblico ufficiale, ancorché nell’esercizio delle sue funzioni.

Si è chiusa così la vicenda che coinvolse, nel 2016, un giovanotto durante una manifestazione a Milano. Non ci fu un vero scontro fisico, la Polizia era lì per controllare che la protesta si svolgesse in modo pacifico. Infatti, è pacifico che si possa sputare in faccia ad un poliziotto...

Quale reato può mai configurare uno sputo ad un poliziotto?! Magari, ognuno di noi, ogni comune cittadino, potrebbe sentirsi offeso nel ricevere uno schifoso sputo in faccia, potrebbe querelare l’attore del gesto; probabilmente, chiederebbe un qualche risarcimento per un gesto che suona insulto ed avrebbe ragione di farlo. Qui però il fatto è diverso, si tratta, in fondo, di un poliziotto.

E’ un gesto particolarmente tenue, neanche offensivo. I rappresentanti dell’Ordine pubblico sono lì per questo e sono pagati per questo, per farsi sputacchiare ed oltraggiare! La cosa rientra tra i rischi coperti dalla loro indennità… Le teste marce potrebbero anche arrivare ad immaginare la liceità dell’atto di un plotone di esecuzione che sputa su di un poliziotto bendato e con le spalle al muro, dopo la sua ultima sigaretta.

Un giudice non va in piazza a controllare l’Ordine pubblico ma affronta comunque i propri rischi, al pari di qualunque servitore dello Stato; lo fa in un’Aula di Giustizia, dove il clima è, sotto alcuni aspetti, anche più teso, potendo egli infliggere pene per un reato commesso. Nell’esercizio della sua funzione, giustamente, esige rispetto. Cosa mai accadrebbe se un imputato, per esprimere, in modo plateale e forte, un dissenso, lo sputacchiasse durante un dibattimento in aula?

Le Istituzioni servite sono le stesse, anche se i ruoli sono diversi. E’ forse uno Stato “minore” quello servito da un Poliziotto? Qualunque sia il nome della persona Poliziotto o Magistrato, quale sia la sua funzione nell’Ordinamento, è lo Stato ad essere rappresentato. Probabilmente, quel magistrato non si è sentito offeso non avendo ricevuto la sua persona lo sputo in faccia, come se la misura del “rispetto” fosse rappresentabile in scala di riduzione.

Con questo precedente, sputare sul Poliziotto o sul Carabiniere non è reato, figuriamoci su di un Vigile urbano o una Guardia giurata… Magari, su di un comune cittadino potrebbe anche esserlo ma su un rappresentante dello Stato perché mai? Sta lì apposta!

Vien da pensare che quel magistrato si è immedesimato in una delle due parti, dimenticando, così, che il possibile reato di oltraggio, nella fattispecie, si sarebbe potuto configurare non nei confronti della persona ma dello Stato, lo stesso che lui rappresenta, senza divisa ma con la medesima “uniforme”.

La credibilità delle Istituzioni è valore alto che risiede nelle coscienze. C’è chi dice che le sentenze non si criticano, si provi a non biasimare questa, almeno in cuor proprio.

Al di là di un’assurda interpretazione della portata del gesto data da un magistrato, resta (e meno male) il sentimento diffuso di chi ritiene ancora e sempre che non possano non esistere riferimenti certi in cui credere e da cui far derivare principi di comune convivenza. Anzi, sono proprio questi i fatti da cui è possibile trarre la consapevolezza che vale la pena riconoscersi nei comuni denominatori che di singoli individui fanno un Popolo.

di Massimo Desiati

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