Cupello, da trent’anni la casa si allaga a ogni pioggia: i tombini sono stati chiusi nel 1986 - Nell’abitazione della signora Maria acqua piovana da Via Vittorio Veneto
 
Cupello   Cronaca 24/09

Cupello, da trent’anni la casa si allaga a ogni pioggia: i tombini sono stati chiusi nel 1986

Nell’abitazione della signora Maria acqua piovana da Via Vittorio Veneto

Nel tratto di Via Istonia che si affaccia sulla fine di Via Vittorio Veneto, c’è una casa preannunciata da una breve discesa nascosta tra due palazzine. Lì abita la signora Maria, che d’estate ritorna nella sua terra natia per passare alcuni mesi nell’ambiente costruito dal padre. Il legame affettivo con quella casa è profondo così come sono profondi i danni arrecati da un problema di matrice urbanistica irrisolto da decenni.

Infatti, l’abitazione della signora Maria accoglie la pioggia che scivola da Via Vittorio Veneto (una delle più ripide del paese). Il problema ha cominciato a manifestarsi nel 1986, quando il comune di Cupello ha chiuso i tombini. Oggi di fatto c’è solo una grata che accoglie al suo interno una piccola parte dell’acqua portata dai rovesci. I danni sono stati molteplici e talmente continui da rendere la situazione quasi irreversibile. Il piano inferiore è logorato dall’umidità e i problemi fisici della signora l’hanno costretta a trasferirsi al pianterreno rendendo la cucina inutilizzata. I suoi figli, nelle ultime visite, hanno preferito alloggiare in un bed & breakfast.

La signora Maria sostiene che negli ultimi 4-5 anni la situazione sia peggiorata ulteriormente, come testimonia la nuova parete tra la sua casa e la palazzina di fronte oltre ai vari sistemi di “recinzione” con l’obiettivo di incanalare l’acqua per impedire che raggiunga la parte posteriore, dove sfocia il piano inferiore. Nonostante la sofferenza scaturita dal vedere la casa costruita da suo padre cadere praticamente a pezzi, la signora ha cercato una via pacifica sollecitando le varie amministrazioni comunali. Ha tentato anche con l’ultima, attraverso il suo avvocato, ma non è ancora riuscita ad ottenere un incontro. Ciò che dunque chiede è di poter essere ascoltata per risolvere un problema per la quale si mostra disperata. Per questo, si è rivolta a Zonalocale per cercare una via alternativa e accendere i riflettori sulla sua condizione, lanciando un messaggio non accusatorio ma di invito al dialogo.

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di Alessandro Leone (redazione@zonalocale.it)

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