Il viadotto Sente chiude per concreto rischio crollo, Magnacca: "Una mazzata per l’Alto Vastese" - Ponte chiuso da martedì prossimo, si torna sulle mulattiere
 

Il viadotto Sente chiude per concreto rischio crollo, Magnacca: "Una mazzata per l’Alto Vastese"

Ponte chiuso da martedì prossimo, si torna sulle mulattiere

Un baggiolo (appoggio) già parzialmente frantumato e un pilone, il n. 3, che alla minima sollecitazione (lieve scossa sismica o movimento franoso) potrebbe accusare la perdita di appoggio e il conseguente crollo dell'impalcato che regge il piano viario. Quella emessa ieri dalla Provincia di Isernia è un'ordinanza che mette a chiare lettere nero su bianco l'estrema pericolosità del viadotto Sente, il quinto in Italia con i suoi 185 metri di altezza, che collega l'Alto Vastese con l'Alto Molise. 

La dead line per il ponte è stata tracciata al 18 settembre alle ore 13 quando saranno apposte le transenne e il ponte realizzato negli anni Settanta non sarà più percorribile. 

LE VERIFICHE - Alla fine del mese di agosto c'erano stati i controlli approfonditi dopo le scosse di terremoto in Molise, ma soprattutto sulla scia emotiva del crollo del "Morandi" di Genova. Il by-bridge, il macchinario che permette verifiche ad alta quota sui ponti, ha rilevato criticità importanti che hanno spinto la Provincia di Isernia a emettere ieri l'ordinanza di chiusura. 
Alcuni anni fa furono registrate le prime criticità come la torsione del terzo pilone, ma evidentemente poco si è mosso (oltre al pilone stesso). 
L'ordinanza parla chiaramente di "estrema pericolosità" e il passaggio sui tre rischi riscontrati è chiarissimo: 
- causa le elevate pressioni di contatto è probabile la formazione di un cuneo di distacco o sulla sella gerber o sul baggiolo già parzialmente frantumato con conseguente perdita di appoggio;
- attesa la significativa altezza delle pile e la lunghezza delle campate, in caso di sisma anche di non elevata intensità, spostamenti non in fase delle testepile e del terreno di base possono causare perdita di appoggio e crollo dell'impalcato
- in caso di riattivazione dei movimento franoso una pur modesta traslazione della pila a sostegno della quarta e quinta campata, provocherebbe parimenti una perdita di appoggio e crollo dell'impalcato.

Foto Eco dell'Alto MoliseIL PIANO B: RITORNO ALLA MULATTIERA - Da martedì prossimo quindi, stop al traffico sul viadotto. Fino ad allora il rischio è accettabile? Scarica adrenalinica a parte, l'incubo è sul futuro del viadotto. Gli interventi per metterlo in sicurezza sono ingenti e la paura è che non riapra più. Per questo da più parti si chiede il suo passaggio all'Anas, vista come l'unica in grado di metterci mano in tempi ragionevoli.

Nel frattempo, le popolazioni locali dovranno usare l'ex Statale 86 che è ridotta a poco più di una mulattiera, soprattutto nel tratto molisano (e se pensiamo allo standard delle Provinciali dell'Alto Vastese un'idea è possibile farsela). L'altro ieri sono iniziati i lavori per renderla presentabile e transitabile almeno alle auto [leggi su l'Eco dell'Alto Molise].

OSPEDALE E NON SOLO - A spiegare l'importanza del ponte per l'Alto Vastese è il sindaco di Castiglione Messer Marino, Felice Magnacca. Agnone è il centro di riferimento di quel territorio per la presenza dell'ospedale, di diversi servizi e attività commerciali: "Andiamo ad Agnone per l'ospedale che pur essendo stato depotenziato, costituisce per noi un punto strategico di primo soccorso e di assistenza sanitaria. È anche il più vicino a noi, a soli 15 chilometri, Atessa sta a 30 chilometri. Con il ponte ci impieghiamo 10 minuti essendo una strada a scorrimento veloce. Ci sono poi attività commerciali, è comunque uno dei centri più grandi del territorio; ci sono le scuole superiori, una decina di ragazzi di Castiglione le frequentano". 

"È una mazzata molto molto forte per noi – continua il primo cittadino a zonalocale.it – perché la ex Statale 86 è stata abbandonata circa venti anni fa. Ci sono due-tre punti in frana importanti. Con le auto è difficile transitarla, per un autobus è impensabileL'altra alternativa è tornare verso Schiavi, scendere sulla Trignina e risalire a Poggio Sannita per andare ad Agnone, ma a quel punto, con poco meno di un'ora, arriviamo a San Salvo. Ora oltre a chiedere la sistemazione della ex Statale 86, stiamo premendo per il passaggio del viadotto all'Anas: ci sono dei costi che solo l'Anas può sostenere, stiamo cercando di fare pressione su tutti i lati".

di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

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