Quale turismo? - Saturae
 
Vasto   Editoriali 12/09

Quale turismo?

Saturae

Le spiagge di Vasto e San SalvoE' appena terminata l’ennesima stagione turistica non esaltante.
La frase, per chi non lo notasse, contiene tre riflessioni severe: (1) che la stagione turistica non sia stata esaltante e, quindi, sia risultata deludente per chi opera nel e a margine del settore; (2) che sia l’ennesima, significando che non si tratti di un caso isolato; (3) che ai primi di settembre sia già finita, in barba a tutte le politiche e le intenzioni – annunciate ma mai realizzate – di destagionalizzazione.

Il calo di presenze è stato tanto evidente da risultare impietoso: fatte salve rare eccezioni, i locali erano tutt’altro che straripanti di clienti e i lidi hanno contato poche presenze più dei clienti storici, residenti sul posto.
Perchè, viene da chiedersi, un luogo con il mare così bello, con il cibo così buono, ecc. ecc. ecc. non riesce ad avere un movimento turistico che faccia da vero volano per l’economia locale? Per vari motivi.

Innanzitutto manca (da sempre, oserei dire) una visione strategica di marketing turistico. Facciamo turismo per famiglie in cerca di relax o per giovani in cerca di movida? Abbiamo veramente un “prodotto turistico” ben definito da offrire o ci limitiamo – per così dire – a piantare gli ombrelloni e accendere le macchinette del caffè? Conosciamo le esigenze e le aspettative dei clienti target e facciamo del nostro meglio per soddisfarle o semplicemente offriamo quel che abbiamo (magari ritenendo che sia quanto di meglio offra il pianeta) e pensiamo che il cliente se lo faccia bastare?

Poi passiamo alla promozione. In assenza di una visione strategica, la promozione non può che essere inefficace e i risultati sono lì a confermarlo. Avendo deciso chi siano i clienti target, vanno fatte una programmazione della stagione e una relativa promozione del “prodotto turistico” che vadano a cogliere quei clienti con strumenti efficaci e su canali adeguati, valorizzando quegli aspetti che sono importanti ai fini della decisione del cliente di trascorrere le vacanze da noi o altrove.

Se, solo per mero esempio, si puntasse su un turismo di terza età, bisognerebbe valorizzare aspetti salutistici, di accessibilità, di tranquillità, mentre se si puntasse su un target giovani in cerca di divertimento, bisognerebbe evidenziare aspetti di sport, di attrazione, di musica. Inoltre, i giovani andrebbero raggiunti attraverso mezzi di comunicazione (social, chat, ecc.) che certamente non sarebbero congrui per l’altro target.

Infine, non da ultimo, i prezzi. Noi siamo troppo cari in confronto a chi opera intorno a noi, sia a sud che a nord che a est. Mettiamocelo in testa una volta per tutte. Provate a chiedere ad un turista che venga da noi cosa pensa del posto e della sua vacanza: al 90% vi risponderà che il posto è bellissimo, ma troppo caro.

Il turista oggigiorno è molto meno “sprovveduto” di vent’anni fa: chi decide la sua vacanza, va prima sui siti specializzati a verificare i punteggi, a raffrontare i prezzi, a leggere i commenti di altri turisti e poi decide. Avremo anche un eccellente “brodetto di pesce” e una costa bellissima, ma se qualcuno scrive che si è trovato male e qualcun altro lo conferma e qualcun altro ancora lo ribadisce, il successivo potenziale turista cambia destinazione a priori.

Se a tutto questo aggiungiamo la diminuzione delle “notti colorate” (le quali hanno parzialmente mascherato il calo di presenze negli anni scorsi e quest’anno sono state drasticamente ridotte), la querelle sui decibel a San Salvo, le spiagge chiuse a singhiozzo alla balneazione (nonostante le sbandierate Bandiere Blu), gli episodi non edificanti che di tanto in tanto “colorano” la cronaca nera locale, c’è da chiedersi per quale miracolo continuino a venire turisti qui da noi.

Noi avremmo – anzi, abbiamo il potenziale per avere un movimento turistico veramente importante, trainante per l’intera economia locale; un movimento che potrebbe tranquillamente iniziare ad aprile e terminare ad ottobre, attirando non solo balneatori locali ma, soprattutto, stranieri, nordeuropei.

Non valorizzare adeguatamente tutto questo equivale a comportarsi come il servo di una famosa parabola il quale, ricevuti dei talenti (monete) dal padrone, decide di sotterrarli invece che farli fruttare.
Riusciremo a fare di meglio?

di Elio Bucciantonio

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