Massimo Bellano e il trionfo europeo: "Con passione e dedizione i risultati arrivano" - L’intervista all’allenatore vastese della nazionale under 19
 
Vasto   Sport 12/09

Massimo Bellano e il trionfo europeo: "Con passione e dedizione i risultati arrivano"

L’intervista all’allenatore vastese della nazionale under 19

Bellano e lo staff della nazionale u19Domenica sera, a Tirana, ha guidato la nazionale femminile under 19 alla conquista del titolo Europeo [LEGGI]. Massimo Bellano, allenatore vastese che guida il Club Italia e la selezione under 19 azzurra, si è guadagnato così i complimenti e gli apprezzamenti del mondo sportivo e, in particolare, di tutti gli appassionati di volley che, tra settembre e ottobre, faranno il tifo per l’Italia nei mondiali maschile e femminile. Intanto c’è da festeggiare per l’impresa delle azzurrine guidate da Bellano, capaci, nella finalissima della competizione continentale, di ribaltare la partita con la Russia andando a conquistare l’oro. Il tecnico vastese, insieme alla squadra, è rientrato lunedì sera in Italia ma “ci vorrà ancora qualche giorno per realizzare bene quanto fatto”, ci dice all’inizio di una chiacchierata in cui abbiamo ripercorso la vittoria continentale e la sua stagione con il Club Italia.

Da gennaio sei alla guida della nazionale under 19, dopo otto mesi arriva questo risultato. Come hai detto anche dopo la finale “meglio di così non poteva iniziare”. 
La vera stagione per l’under 19 è iniziata il 9 luglio perchè le qualificazioni di Concorezzo le abbiamo fatte con la squadra che aveva fatto il mondiale pre-juniores. Poi, con qualche ragazza che si è fatta male e con le convocazioni di Mazzanti per la nazionale maggiore, si è riaperta una nuova pagina per la storia di questa squadra. Siamo ripartiti da un gruppo un po’ diverso, nuovo e l’obiettivo principale non era di essere il gruppo “di quelle che mancavano” ma essere una squadra diversa e, possibilmente, vincente. Alla fine penso che l’obiettivo sia stato centrato quindi possiamo essere orgogliosi.

Dallo scorso anno sei alla guida del Club Italia femminile. Ad oggi che bilancio fai di questa esperienza?
È iniziata bene, al di là dei risultati del campo, e credo che proseguirà bene. Il gruppo è stato confermato in gran parte, alcune ragazze che avevano trovato meno campo hanno cambiato squadra per avere spazi maggiori di crescita e per mettere in pratica quello che hanno imparato durante l’anno. Sono arrivate altre ragazze del progetto juniores, quest’anno faremo il campionato di A1, credo che sarà una stagione molto importante e che aprirà le porte del professionismo a questo gruppo. Nel frattempo abbiamo inserito 5-6 ragazze del 2002/2004, secondo me molto interessanti, per iniziare a lavorare nel biennio successivo che farà il percorso A2-A1. Oltre a pensare al presente del Club Italia e della nazionale juniores e seniores, si inizierà a guardare un po’ più avanti al progetto federale del prossimo biennio.

Dopo tante, e positive, esperienze nei club, com’è lavorare a livello federale?
È una bella esperienza, in un club la squadra è un po’ più eterogenea quindi si lavora per mixare al meglio il lavoro delle giocatrici più esperte con quello delle giovani che invece hanno da crescere di più. Qui si può fare un lavoro differente, mirato allo stesso obiettivo per tutte le ragazze. Oltre al risultato, in un progetto giovanile, la cosa principale è seguire un percorso e cercare di dare più qualità possibile a tutto ciò che si propone, giorno per giorno. Quindi, in questa estate, la cosa più bella è che le ragazze hanno dato in tutti nei due mesi di preparazione, in tutti gli allenamenti che abbiamo fatto, nelle amichevoli disputate. All’Europeo abbiamo solo raccolto il frutto di quel lavoro lì perchè le cose belle le abbiamo fatte soprattutto prima nella fase di preparazione.

La finale di Tirana con la Russia è stata avvincente e combattuta. Ma come si fa ad andare sotto e poi ribaltare completamente il match andando a vincere? 
Un po’ di fortuna ci vuole, bisogna dirlo. Ma fa parte proprio dell’idea di costruzione di un atleta di un certo livello. In tutti gli sport la componente tecnica e tattica va coniugata con una solidità mentale che, delle volte, forse viene un po’ trascurata perchè si pensa che sia una cosa che si acquisisce con il tempo. Invece noi sin dai primi allenamenti abbiamo iniziato a curare questo aspetto. Quando queste ragazze arriveranno nel professionismo dovranno essere anche mentalmente solide, preparate alle difficoltà. E questo lavoro ci è tornato utile durante la partita con la Russia. Questo gruppo aveva già giocato la finale dell’Europeo pre-juniores contro di loro e sapevamo che sarebbe stato difficile, che non ci sarebbero state molte possibilità e che quelle poche che la Russia ci lasciava bisognava sfruttarle. Era in preventivo anche di dover soffrire tanto, vista la qualità altissima della squadra avversaria. Siamo stati bravi a far questo, anche con un pizzico di buona sorte, avendo la capacità di restare in partita. Anche quando nel 4° set sembrava ci avessero riagganciato  siamo rimasti saldi e poi, nel tie-break, c’è stato il coronamento di tutto. Una volta arrivati sul due pari eravamo convinti che quello era il momento da sfruttare e lo abbiamo fatto al meglio.

La squadra campione d'Europa under 19Una città di provincia come Vasto esprime allenatori di alto livello che hanno raggiunto importanti successi con le nazionali azzurre. È solo una curiosa e fortunata coincidenza o da queste parti c'è qualche particolare alchimia?
Qualcosa di simile succede nelle Marche, che produce tanti allenatori. È bello che accada in regioni vicine perchè spesso lo sport di alto livello è concentrato in regioni del Nord Italia. Ma si può far bene anche da altre parti mettendoci passione, dedizione e lavorando tanto. Prima di me vale per Ettore (Marcovecchio), per Caterina (De Marinis), per Maria Luisa (Checchia), vale per tanti allenatori. Uno dei messaggi che mi ha fatto più piacere dopo la vittoria è quello ricevuto Ettore e Caterina. Andavo al magistrale a spiare gli allenamenti di Ettore quando avevo 14-15 anni, queste ragazze (De Marinis e Checchia, nda) le ho viste giocare, ho tifato per loro tante volte. Dopo un po’ di anni ritrovarci in questa situazione è una bella sensazione.

Ora vacanze e poi una nuova stagione da affrontare?
Per qualche giorno mi fermo, l’estate è stata molto bella ma molto lunga. C’è bisogno di ricaricarsi per dare il meglio alla squadra per la A1. Ora si stanno allenando le più giovani, dal 20 torna in palestra il gruppo che ha fatto l’europeo con me per una prima fase di lavoro fisico e dal 24 si ricomincia con la palla. E poi aspettiamo le ultime quattro ragazze che andranno al Mondiale con la nazionale seniores. Questa è una bella notizia per noi e per tutta la pallavolo, vedere che quattro ragazze del progetto Club Italia hanno meritato questa convocazione (Sarah Fahr, Marina Lubian, Sylvia Nwakalor ed Elena Pietrini). Tutto lo staff è felice, tutti quelli che hanno lavorato durante l’anno. A differenza di un club, in cui si fa più riferimento alla persona singola dell’allenatore, qui c’è davvero un lavoro di tante persone e l’obiettivo principale, prima delle vittorie, era di dare linfa vitale per le Olimpiadi del 2020. Avere già quattro ragazze tra le 14 convocate, ed erano sei nel gruppo delle 22, è un gran bel risultato. C’è ancora tanto da fare ma posso dire che la strada sia quella giusta. 

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di Giuseppe Ritucci (g.ritucci@zonalocale.it)

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