"L’equiparazione del comunismo al nazismo è un’inaccettabile provocazione ideologica" - Prosegue il dibattito dopo il "caso Faccetta nera"
 
Vasto   Politica 30/08

"L’equiparazione del comunismo al nazismo è un’inaccettabile provocazione ideologica"

Prosegue il dibattito dopo il "caso Faccetta nera"

Antonio Felice (Partito comunista)Di cosa parliamo - Il "caso Faccetta nera" e il successivo corteo antifascista organizzato dall'Anpi e da una decina di altre sigle tra partiti politici, sindacati e associazioni continua a tenere banco. Dopo l'intervento di un Piermario Angelini, uno studente di Scienze politiche e Relazioni internazionali, ecco la replica di Antonio Felice, segretario regionale del Partito comunista.

"È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena. (Michel de Montaigne).
In questa frase scritta 500 anni fa da Montaigne - afferma Felice - si può desumere il degrado del pensiero globalizzato.
Alain Denault filosofo contemporaneo riassume, nel suo lavoro, “la Mediocrazia” quello che il pensiero unico globalizzato tende ad assumere come assioma e come la scuola, nel suo percorso, forma persone mediocri. Il mediocre, secondo Denault, è persona altamente qualificata ma privo di senso critico, disposta ad accettare passivamente tutto quello che il pensiero unico ritiene verità.
In questi giorni a Vasto si è discusso molto su due fatti, due aggressioni avvenute nel giro di poche ore l’una dall’altra e che apparentemente non hanno nulla in comune. La prima nei confronti di Shakir immigrato del Bangladesh conosciuto da tutti perché si guadagna da vivere vendendo rose nei ristoranti, la seconda nei confronti di un cittadino vastese che cercava di far interrompere la riproduzione, in un locale pubblico e ad alto volume, di “faccetta nera” canzone simbolo del fascismo nostrano.
Questi episodi che come dicevo prima sembrano non avere nulla in comune, hanno invece un’unica matrice: la cultura fascista e xenofoba imperante in questa città, che è bene ricordare ha avuto esponenti di spicco, parlamentari, consiglieri regionali, sindaci che si facevamo vanto della loro appartenenza a formazioni di chiara ispirazione fascista e addirittura (come nel caso di un ex parlamentare) nazista.

E’ di ieri ul giornale on-line Zona Locale l’intervento di un giovane studente che critica la partecipazione del Partito Comunista alla manifestazione antifascista seguita alle due aggressioni fasciste dei gironi scorsi.

Il ragionamento che questo giovane sostiene è quello di chi, purtroppo, ha subito da un bombardamento scolastico e mediatico che tende ad equiparare il nazi-fascismo e il comunismo, a revisionare la storia al punto da criminalizzare chi ha portato il contributo maggiore alla sconfitta del fascismo e del nazismo in Europa e a criminalizzare chi ha combattuto per il progresso e la democrazia.
Ernest Hemingway, scriveva, che «ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita».

L’equiparazione del nazi-fascismo al comunismo non è cosa nuova, l’operazione iniziò già nell’immediato dopoguerra, in clima di guerra fredda, dove si cercò di attribuire alle forze anglo-americane il merito della liberazione dell’Europa dal nazismo, ridimensionando il ruolo fondamentale dell’URSS nella seconda guerra mondiale, e contestualmente ad utilizzare materiali della RSI e del Terzo Reich su presunti crimini sovietici o dei partigiani.

Difatti è di questo periodo la nascita, in ambienti filosofici e politologi, del concetto di “totalitarismo”, con il chiaro intento di colpire l’Unione Sovietica.

Scrive Domenico Losurdo che contestualizza bene la genesi del concetto di “totalitarismo”: «Con lo scoppio della Guerra Fredda, ognuno dei due antagonisti si impegna a bollare nell’altro l’erede del Terzo Reich poco prima congiuntamente abbattuto […] mentre il filosofo comunista, facendo leva sulla categoria di imperialismo, accosta Truman e Hitler, sul versante opposto si fa ricorso alla categoria di totalitarismo, per sussumere sotto di essa Germania nazista e Unione Sovietica».
Ma quali sono gli obiettivi di questa operazione?
Un obiettivo fondamentale è nascondere che il fascismo è una forma di potere del capitale. In Germania, il nazismo costituiva la forma ideale per sostenere il capitale nelle condizioni dei preparativi militari per la conquista di nuovi mercati, nelle condizioni di una crisi capitalistica molto profonda.

Il nazismo è stato sostenuto politicamente e finanziariamente da sezioni del capitale tedesco, identificato con i suoi monopoli (Krupp, IGFarben, Siemens, ecc.), ha collaborato con i colossi degli stati capitalisti "democratici" (General Motors, General Electric, ITT, Ford, IBM).

Pertanto una lettura scientifica non può non rilevare la differenza nella natura di classe dei due sistemi che li rende radicalmente opposti e che svela la natura tutta ideologica del “totalitarismo”.
Ma un’altra falsificazione ideologica è quella che pretende di contrapporre il fascismo alla democrazia, intesa come democrazia borghese. Il fascismo giunge al potere in piena continuità con il sistema democratico borghese, come evoluzione e naturale sviluppo. Gli unici casi in cui il fascismo attua una rottura con i precedenti sistemi è dove i partiti Comunisti e Socialisti conquistano il potere tramite le elezioni: è l’esempio della Spagna del 1931, che porterà poi alla guerra civile e all’instaurazione del regime fascista guidato da Franco, ma soprattutto del Cile, nel 1973, dove le forze fasciste guidate da Pinochet, conquistano con la forza il potere con il sostegno fondamentale della CIA.

Lo stato Sovietico era uno stato operaio, espressione organica del potere della classe lavoratrice. Era fondato sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione e su una economia pianificata e centralizzata. L’esatto opposto dell’economia di mercato vigente sia nei paesi cosiddetti democratici sia nei paesi di chiara ispirazione fascista.

Infatti, mentre e ancora oggi, si enfatizza lo 'stato dei cittadini' (il cittadino tanto decantato dai grillini e dai suoi adepti), in Unione Sovietica c’erano i 'deputati dei lavoratori'. Questa differenza non è solo meramente formale, bensì sostanziale. 

Noi siamo abituati a identificare lo stato con le sue emanazioni: consiglio comunale, regionale, parlamento organi che vengono eletti dai cittadini in senso generico e territoriale. Pensiamo invece ad una trasposizione, dove le elezioni avvengono nelle unità produttive, nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, nelle aziende agricole, nelle caserme dei soldati. L’Unione Sovietica più che una dittatura fu una forma diversa di democrazia, una “nuova” democrazia basata sul lavoro.

Infatti, il principio generale della distribuzione socialista si fonda su due affermazioni: la prima “da ciascuno secondo le sue capacità” afferma un principio di giustizia sociale in base a cui nessuno, neppure la società nel suo complesso, ha il diritto di chiedere ad un suo membro più di quanto questi può dare, valorizzando le sue capacità come fonte di ricchezza sociale, impegnando così ciascuno a contribuire al progresso e al benessere della società. La seconda, 'a ciascuno secondo il suo lavoro' stabilisce il principio che il lavoro individuale non sia sfruttato dal padrone privato che si appropria del prodotto del lavoro altrui, ma sia remunerato in termini di salario diretto, indiretto (diritto alla casa, alla sanità gratuita, alla cultura, alla sicurezza sul lavoro all’assistenza della maternità e dell’infanzia, alla garanzia del posto di lavoro ecc) e differito (pensione) sulla base del contributo che ciascuno da allo sviluppo della società, misurato in ore di lavoro.

Lenin scriveva che, quando si parla genericamente di democrazia, la domanda fondamentale da porsi è per quale classe sussista questa democrazia. Allo stesso modo, quando si parla di diritti, non si può trascurare che ogni classe sociale ha una sua propria concezione dei diritti che spettano agli uomini. Una classe che considera un proprio diritto inalienabile quello di sfruttare il lavoro altrui per ricavarne profitto privato, a scapito degli interessi della stragrande maggioranza della popolazione, non può che tuonare contro la 'dittatura' esercitata nei paesi socialisti in cui questo 'diritto' viene effettivamente negato. Se il socialismo è stato una dittatura, lo è stato in questo senso, cioè una dittatura dei lavoratori esercitata sulle vecchie classi dominanti spodestate; il fascismo fu al contrario la dittatura feroce della grande borghesia contro le classi popolari.

Altra equiparazione che la borghesia fa, è quella tra i campi di concentramento nazisti e i gulag. Ora se mentre prima si accennava al 'mediocre' non nell’accezione negativa del termine, bensì nell’accettazione passiva del pensiero dominante, far propria questa tesi dimostra scarsa propensione alla ricerca storica e analizzare la storia 'per sentito dire' senza una ricerca documentale.
I campi di concentramento nazisti erano dei veri e propri campi di sterminio ed erano crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Infatti, è indicativo che i nazisti tenessero sostanzialmente nascosta l’esistenza dei campi, e che durante l’avanzata dell’Armata Rossa si siano affannati ad evacuare i campi e soprattutto a distruggere le prove della loro esistenza e del loro utilizzo, coscienti della natura criminosa del loro operato. I campi di concentramento non sono nati all’apice della presunta 'pazzia hitleriana', bensì agli albori della presa del potere nazista in Germania: il programma 'Aktion T4' applicato fin dal 1933 fu il collaudo dei campi di sterminio applicato verso i malati incurabili e i portatori di handicap in nome di un risparmio per lo stato che tradotto significava non sprecare risorse per la macchina bellica. L’estensione agli ebrei di questo 'programma' era un’ulteriore 'finanziamento' per la guerra. Deportare gli ebrei, che notoriamente erano grandi industriali e banchieri significava espropriarli dei loro beni che andavano anch’essi a finanziare la macchina bellica tedesca.

Il Gulag era invece parte integrante del sistema carcerario sovietico, il principio del Gulag era quello della rieducazione attraverso il lavoro secondo un sistema pedagogico sviluppato proprio attorno all’idea del ruolo fondamentale del lavoro nell’educazione dell’individuo e del cittadino della società socialista. Forse il nostro giovane studente non sa che nell’URSS la pena massima di detenzione era di 25 anni e che non esisteva l’ergastolo perché contrario al principio della pena come fase di rieducazione. E’ comunque interessante notare che la popolazione detenuta nei gulag nel suo complesso arrivò a toccare al massimo il 2,4% della popolazione adulta; nel 1996 erano detenuti negli USA 5.500.000 persone cioè il 2,8% della popolazione adulta.

Il Libro nero del comunismo di Courtois non avrebbe venduto così tante copie senza la vera e propria barzelletta storica dei 100 milioni di morti, testimoniati da 'illustri' e 'neutralissime' fonti come il materiale di propaganda del Terzo Reich. Ma smentire ciò è cosa alquanto facile.

La popolazione sovietica post-rivoluzionaria (1920) si aggirava intorno ai 137 milioni di abitanti, nel 1951 i cittadini sovietici erano circa 180 milioni, se consideriamo che l’Unione Sovietica ebbe tra i 27 e i 28 milioni di morti durante il secondo conflitto mondiale riusciamo a capire che i milioni di morti sono solo nella fantasia di scrittori che hanno tratto beneficio dalla menzogne che la borghesia ha avuto tutto l’interesse nel propagandare.

Pertanto, una equiparazione tra fascismo e comunismo è cosa non proponibile per chi utilizza l’analisi come base del proprio ragionamento, ma questo giovane studente dovrebbe, vista la capacità indubbia di saper esporre, anche essere capace di fare ricerca, di non fidarsi delle fonti di parte, di capire anche le differenze che ci sono tra le varie formazioni politiche. Noi non vogliamo 'rifondare' il comunismo, (a nessuno è mai venuto in mente di 'rifondare' il cristianesimo dopo il periodo buio, lungo diversi secoli, dell’inquisizione) chi vuole farlo accetta nella sostanza le tesi borghesi del revisionismo storico, noi comunisti riteniamo che l’esperienza comunista sia stata tra le più alte conquiste per l’umanità, l’esperienza che ha concesso i diritti sociali (se oggi nel progredito mondo occidentale abbiamo ferie pagate, pensioni, sanità e scuola gratuite (?), l’interdizione per maternità, lo dobbiamo esclusivamente a quella rivoluzione che 100 anni fa 'sconvolse il mondo' e che diede questi diritti sociali già nel 1919, nella maggior parte dei paesi Europei solo nell’immediato dopoguerra) e che ha abolito lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Ragionare secondo lo schema borghese significa anche ragionare e modellare il tutto a quello che per la borghesia è buono o è cattivo e di conseguenza giudicare il socialismo secondo lo schema borghese.
Voglio chiudere riportando la risposta che il compagno Stalin diede ad un giornalista circa le libertà della persona in Unione Sovietica: «Noi abbiamo costruito questa società non per ledere la libertà personale, ma perché la persona umana si senta realmente libera. L’abbiamo costruita nell’interesse di una effettiva libertà personale, di una libertà senza virgolette. Per me è difficile immaginare quale può essere la «libertà personale» di un disoccupato che ha fame e non trova lavoro. La libertà effettiva si ha soltanto là dove è abolito lo sfruttamento, dove non c’è oppressione di una persona da parte di un’altra, dove non c’è disoccupazione e accattonaggio, dove l’uomo non trema al pensiero che domani potrà perdere il lavoro, l’abitazione, il pane. Soltanto in tale società è possibile una libertà personale, e qualsiasi altra libertà, effettiva e non fittizia».

Parole - conclude Felice - incredibilmente attuali oggi, dove nel pieno della crisi strutturale del capitalismo, la contrapposizione fra la 'libertà' e i 'diritti' garantiti a ogni costo ad una ristretta minoranza, banchieri, industriali, finanzieri, e i diritti dei popoli e dei lavoratori che vengono sempre più oppressi e schiavizzati nel nome del profitto di un pugno di persone che detengono la ricchezza della metà della popolazione mondiale".

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