A Vasto Marina alla scoperta dei resti sommersi del porto romano di Histonium - Il racconto di Lorenzo De Cinque dell’iniziativa di Italia Nostra
 
Vasto   Cultura 12/08

A Vasto Marina alla scoperta dei resti sommersi del porto romano di Histonium

Il racconto di Lorenzo De Cinque dell’iniziativa di Italia Nostra

Un’avventura all’insegna del mare, del sole e di un porto sepolto quella che si è svolta ieri mattina nel tratto di costa vastese che va dal Monumento alla Bagnante fino ad arrivare a località Trave. Grazie alla disponibilità di Italia Nostra, nella persona dell’archeologo Davide Aquilano, si è svolta una vera e propria escursione tra i resti sommersi del porto romano di Histonium.

I resti dell’insediamento portuale della romana Histonium sono coperti dalle acque marine prospicienti il centro storico di Vasto per un’estensione di circa 150 m dalla battigia e 600 m in direzione Nord/Sud. Muri in opus caementicium, latericium, reticolatum, incertum, mixtum; absidi, nicchie, colonne sono sparsi nei fondali marini ad una profondità accessibile a chiunque sappia nuotare e stare a galla con maschera e snorkel. L’attività ha visto la partecipazione di un cospicuo numero di persone ma anche di alcuni turisti che, incuriositi, si sono uniti al gruppo ascoltando le interessanti spiegazioni dell’archeologo.

La costa abruzzese, insieme a quella molisana, è stata sempre considerata importuosa, se non addirittura inospitale. In realtà, gli studi più recenti ricalcano sempre di più il quadro di una città pienamente inserita sin dalla prima età imperiale nei circuiti commerciali adriatici ed egeo-orientali. Numerose, infatti, sono le testimonianze epigrafiche e i materiali raccolti nel museo locale. Un’ interessante testimonianza del Marchesani  riporta come, nel 1816, a causa di un’importante frana della storia vastese, il mare arretrò temporaneamente di 100-150 metri, portando allo scoperto i ruderi normalmente sommersi dalle acque. La stessa località Trave, piccola spiaggia molto frequentata dai vastesi e dai turisti, deve il suo nome proprio al  “Trave”, un muro romano in opus caementicium, forse una fondazione, spezzato in quattro parti.

Nell’arco degli ultimi vent’anni sono stati fatti numerosi studi e ricognizioni subacquee e, ad oggi, sono numerose le rovine romane rilevate. Abbiamo un’eredità da preservare, il mare l’ha conservata ma, ora che è stata scoperta, tocca a noi valorizzarla perché un popolo senza la conoscenza della propria storia, origine e cultura, è come un albero senza radici. 

Lorenzo De Cinque

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