In ricordo del giudice Chinnici: "29 luglio 1983 – 29 luglio 2018, 35 anni di consapevolezza" - Un articolo scritto dallo studente universitario Piermario Angelini
 

In ricordo del giudice Chinnici: "29 luglio 1983 – 29 luglio 2018, 35 anni di consapevolezza"

Un articolo scritto dallo studente universitario Piermario Angelini

Delle anziane signore scambiano parole nei vicoli di Palermo, da un balcone ad un altro o sull’uscio della porta di casa; dei bambini giocano con un pallone a chi segna più goal, imitando i propri idoli: i mondiali del 1982 sono da poco alle spalle; un commerciante spazza a terra con una scopa. Il Sole è già alto nel cielo quel 29 luglio del 1983: alcune mamme stendono il bucato, un odore di caffè e cornetti caldi si diffonde nell’aria mentre una Fiat 126 verde, carica di tritolo, esplode in Via Federico Pipitone, a Palermo, causando la morte del Giudice Rocco Chinnici e tre uomini della scorta. Il Giudice Chinnici è un papà diverso dagli altri: sì,  è vero, ogni mattina prepara il suo completo “giacca e cravatta”, dà un lieve bacio sulla fronte ad Agata, Caterina e Giovanni e, con una 24Ore carica di “cartacce” ed il quotidiano, si dirige a lavoro; ma queste “cartacce” non riguardano Contratti di Vendita, Progetti Edili o Documenti di Contabilità: in quella 24Ore il giudice Chinnici traghetta all’interno ed all’esterno del Palazzo di Giustizia di Palermo i nomi degli “intoccabili”, esponenti di Cosa Nostra Siciliana, che attraverso le loro operazioni illecite si assicurano il titolo di “Uomini d’onore”. Con gli “Uomini d’onore, ma non D’ONORE” il giudice si era scontrato per anni ostacolando numerose attività di spaccio e riciclo di denaro tramite l’istituzione del Pool Anti-mafia, un gruppo di Magistrati che indagavano a danno delle Associazioni Mafiose, che avrebbe poi condotto ai 475 indagati relativi al “Maxi-Processo” del 1985: uccidendo chi indaga da solo si seppelliscono anche le sue indagini, ma "non si possono uccidere tutti", questa era la velleitaria idea del Giudice.

Eppure, la mafia li ha uccisi tutti quei Magistrati, Poliziotti e Giornalisti che credevano che la Sicilia potesse davvero diventare un mondo normale, quei padri ed, oltre ogni titolo, UOMINI che credevano si potesse garantire un futuro di legalità ai propri figli e fratelli senza che la società li obbligasse a rispettare i riti e le usanze degli “Intoccabili”, quelle persone che con ferocia pensano di possedere una Città e farla propria. Rocco Chinnici la sua diversità “dagli altri” la dimostrava nella vita di tutti i giorni: a tavola, durante il pranzo o la cena, non voleva raccontare storie a metà:  voleva pronunciare Nomi senza dover prima abbassare la voce; non voleva nascondere la verità: voleva raccontare le vicende senza il bisogno di chiudere le finestre, abbassare le tapparelle, nascondersi; non voleva cambiare marciapiede per evitare di assistere a qualcosa “di troppo”, non voleva sorridere o dover baciare una mano ad un “Uomo d’onore”, ignorando tutto ciò che si conosce su di Lui “perché così è sempre stato e sempre sarà”. 

Trentacinque anni dopo la sua morte, il 29 luglio del 2018, il Sole sorge come ogni mattina, le anziane signore scambiano ancora parole sedute nei vicoli di Palermo, i bambini giocano con un pallone e la Mafia distrugge ancora le bellezze di quella terra: gli Uomini d’onore esistono ancora. Forse non è cambiato niente, o forse sì: le idee di Rocco Chinnici sono ancora vive, inesplose con quell’ordigno in una Fiat 126, e camminano con le nostre gambe. 

Dal 29 luglio del 1983, da trentacinque anni, siamo consapevoli che sconfiggere la mafia dipende dall’impegno di ogni singolo cittadino, dall’impegno di uomini qualunque proprio come Rocco Chinnici: ognuno di noi può sconfiggere la mafia dicendo semplicemente di NO e la difficoltà nel farlo sta nel riuscire ad avere il coraggio di opporsi e prendere le giuste decisioni e considerazioni ogni giorno. Noi, persone comuni, con il nostro agire quotidiano decidiamo se alimentare o distruggere questo regime dell’illegalità, con il nostro silenzio o con le nostre parole. In finale, dovremmo pensare ad eroi come il giudice Rocco Chinnici ogni volta che abbassiamo la voce, ogni volta che cambiamo marciapiede, ogni volta che ci sentiamo costretti a guardare negli occhi e trattare con rispetto i nostri “Uomini d’onore”, ogni volta che premiamo il grilletto e ogni volta che ci convinciamo che tutto questo sia normale. Pensa, che puoi decidere tu!

Piermario Angelini

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