La mini "delocalizzazione al contrario" della Pilkington: produzioni dalla Polonia a San Salvo - Progetto già finanziato e in fase di avvio
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La mini "delocalizzazione al contrario" della Pilkington: produzioni dalla Polonia a San Salvo

Progetto già finanziato e in fase di avvio

Graziano Marcovecchio nell'ultimo incontro in Comune"Un caso unico di delocalizzazione inversa dalla Polonia all'Italia". C'è anche lo spostamento della produzione di circa 250mila pezzi l'anno dal principale competitor interno a Piana Sant'Angelo nel piano industriale della Pilkington. Oltre al pacchetto di investimenti da attuare nel medio periodo, prenderà il via a breve – in questo mese di giugno – il progetto che consentirà allo stabilimento sansalvese di produrre i vetri laterali laminati ora appannaggio esclusivo della fabbrica polacca. Per poter aggiudicarsi queste commesse l'azienda del gruppo Nsg doveva completare l'assemblaggio della nuova linea. 

La prospettiva è di iniziare a produrre i primi pezzi già ad agosto. I lavoratori interessati inizialmente saranno 30, ma le stime del della dirigenza prevedono un futuro raddoppio delle maestranze occupate che assorbirà le uscite dalle vecchie produttive non più competitive in dismissione.
La Pilkington che occupa oltre 2mila persone, quindi, cerca di recuperare il terreno perso soprattutto nel settore che più ha accusato in questi ultimi anni la concorrenza interna (proprio quella della Polonia) ed esterna (soprattutto i cinesi arrivati in Germania). I progetti in fase di avvio e quelli futuri dovranno cercare di rendere meno amare le stime sugli esuberi previsti a partire dal 2020 in considerazione della fine degli ammortizzatori sociali previsti per il prossimo fine settembre. Per la forza lavoro in più attuale (130 persone), senza novità, a luglio scatterà la procedura di licenziamento collettivo.

La delocalizzazione inversa – come è stata ribattezzata – è già in rampa di lancio. Nel medio futuro c'è l'implementazione di nuovi forni per rispondere alle esigenze di un mercato in evoluzione [LEGGI].
Per convincere la casa madre a investire in Italia ci sarà però bisogno dell'appoggio delle istituzioni (sull'uscita dei dipendenti con più esperienza e del riconoscimento dei lavori usuranti) e del contributo volontario degli stessi lavoratori, come ribadito nell'ultimo attivo unitario [L'INTERVISTA]. Da oggi, intanto, partono le votazioni in fabbrica sull'ipotesi di accordo.

di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

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