"Chi è contro l’industria è contro l’Italia" - Oltre le righe
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Vasto   Editoriali 11/06

"Chi è contro l’industria è contro l’Italia"

Oltre le righe

Gli indici economici hanno fatto dire alla Commissione europea di Bruxelles che le stime per l’Italia sono positive. E’ previsto, infatti, un calo del debito pubblico, a fronte, tuttavia, di un deficit che rimane più o meno stabile. Pur in aumento, però, la Commissione ci dice che la crescita rimane la più bassa dell'Unione Europea.

Guardiamo un po’ di numeri del 2017 relativi alla sola produzione industriale, settore trainante in Italia. Segna il + 3% rispetto al 2016, quelli migliori sono per i beni strumentali (+9,1%), i beni intermedi (+5,7%) e quelli di consumo (+5,5%). Nel 2016, era stato il +1,7 sul 2015. Diminuisce, invece, la produzione nei settori della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi, dell'attività estrattiva e della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria.

Confindustria ci fa sapere che, per tornare ai livelli pre-crisi, si dovrà attendere il 2021 e Confcooperative sottolinea il dato generale ISTAT di oltre tre milioni di lavoratori in nero.

Una lettura certo molto generale questa, fatta di pochi numeri, ma che una tendenza la individua.

In questo quadro, qualche giorno fa, si è tenuto il Convegno dei Giovani Imprenditori, a Rapallo. L’atteso intervento del Presidente Confindustria Boccia, pronunciato nei giorni a ridosso della formazione del nuovo Governo, non ha certo tradito le aspettative di chi era lì per ascoltare segnali e parole rivolte al nuovo Esecutivo nazionale ed alla politica in generale.

Così Boccia: “Ora bisogna entrare nei fatti e nelle scelte, passare ai titoli, alle scelte e alle priorità. Il Governo è alla prova sulle scelte e sulle priorità. Dobbiamo anche evitare una continua campagna elettorale: speriamo che dopo le amministrative ci sia un cambiamento dei titoli, perché non vorremmo che avendo poi le europee a maggio, continuiamo a lavorare più per la campagna elettorale che per il governo del Paese”. Poi, ancora più incisivo ed a rimarcare i contorni del confronto da aprire con il nuovo Governo Lega-M5S, ha avvertito: “Ora il Paese va governato. Servono scelte. E queste scelte devono essere chiare. Non si può dire oggi una cosa e oggi un'altra … Ora Lega e M5s sono al governo del Paese, sono l'establishment, abbiamo bisogno di scelte coerenti … E' arrivato il momento in cui la politica deve trasformare le speranze in certezze, il tempo in cui le parole devono trasformarsi in fatti, scelte, priorità”.

Non è sembrato certo trasparire un atteggiamento di favore ma più quello provocatorio di chi intende aprire un confronto caratterizzato da distanze. Il passaggio, però, che più ha fornito inchiostro ai titoli dei direttori dei giornali è stato: “Voglio lanciare un messaggio chiaro, chi vuol capire capisca: chi è contro l'industria è contro l'Italia”.

Frase ad effetto, meditata e lanciata nel dibattito come fosse motto di guerra; un Banzai, un Signa inferre, più in linea col tipico frasario della CGIL che non con il compassato lessico degli industriali.

E’ stato possibile registrare l’evidenza di un atteggiamento ideologico alla Dio è con noi. Sarebbe apparso, al confronto, contegno addirittura moderato se ad essere pronunciata fosse stata la celebre frase Chi non è con noi è contro di noi. Nel caso in evidenza, il Presidente Boccia, senza colpo ferire, ha spronato il mondo industriale sostenendo che chi non è con gli industriali è contro l’Italia!

Il rispetto che si deve ad un settore economico quale quello che, più di ogni altro, produce ricchezza ed alimenta il PIL nazionale, non può essere scalfito da frasi ad effetto che spostano sul piano della politica ideologica un confronto che, invece, deve tendere ad irrobustire la ripresa economica che pur si configura negli anni a venire.

Se si ascrive al nuovo Governo un artato atteggiamento da costante campagna elettorale, chi denuncia questo, ritenendo essere la posizione propria più responsabile di altre, non può che invitare all’equilibrio, pretendendo un confronto basato sulla forza dei numeri e dei risultati, dell’impegno e del senso dello Stato.

di Massimo Desiati

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