Potere al popolo lancia la campagna nel Vastese: no al lavoro sottopagato e senza diritti - Elezioni 2018 - Ieri la conferenza con Marta Fana
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San Salvo   Politica 25/01

Potere al popolo lancia la campagna nel Vastese: no al lavoro sottopagato e senza diritti

Elezioni 2018 - Ieri la conferenza con Marta Fana

Da sinistra Marisa D'Alfonso, Marta Fana e Carmine TomeoIl dibattito su Non è lavoro, è sfruttamento, il libro che parla dei precari e dei sottopagati senza diritti, è l'appuntamento che lancia la campagna elettorale dei due candidati di Potere al popolo, la lista di sinistra che si presenta anche in Abruzzo alle elezioni politiche del 4 marzo: sono Carmine Tomeo e Marisa D'Alfonso a correre per un posto in Parlamento, dove Potere al popolo vuole portare le istanze dei lavoratori.

Precariato, orari e ritmi pesantissimi, stipendi da fame: questi i temi di cui si è parlato ieri a San Salvo, nella conferenza sul libro, presentato dalla stessa autrice, Marta Fana, ricercatrice dell’istituto di studi politici di Sciences Po di Parigi, dove si occupa di economia politica, evidenziando le disuguaglianze create da "vent'anni di flessibilizzazione del mercato del lavoro".

Il libro - "Dicevano: meno diritti, più crescita. Abbiamo solo meno diritti", si legge nella presentazione del libro. "La modernità paga a cottimo. Così dilaga il lavoro povero, spesso gratuito, la totale assenza di tutele e di stabilità lavorativa. È una condizione che coinvolge più di una generazione. Non più solo la generazione Erasmus e i Millennials, ai quali si è ripetuto il mantra dei giovani schizzinosi o emigranti per scelta. Ma anche le generazioni precedenti. Da troppo tempo si tace sulla perdita di diritti e sul crescente sfruttamento, la chiamano pace sociale. Ora è il momento di fare pulizia: il lavoro è la questione fondamentale del nostro tempo.

Giovani e meno giovani costretti a lavorare gratis, uomini e donne assuefatti alla logica della promessa di un lavoro pagato domani, lavoratori a 3 euro l’ora nel pubblico e nel privato: questa è la modernità che paga a cottimo. Sottoccupazione da un lato e ritmi di lavoro mortali dall’altro. Diritti negati dentro e fuori le aziende per quanti non vogliono cedere al ricatto. Storie di ordinario sfruttamento, legalizzato da vent’anni di flessibilizzazione del mercato del lavoro. Malgrado la retorica della flessibilità espansiva e del merito come ingredienti indispensabili alla crescita sia stata smentita dai fatti, il potere politico ha avallato le richieste delle imprese. 
Le inchieste di Marta Fana sul Jobs Act e la sua lettera al ministro Poletti, condivise da migliaia e migliaia di lettori, hanno portato alla luce la condizione del lavoro in Italia, imponendola all’attenzione pubblica come voce di un’intera generazione".

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di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

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