La "farchia della vigilia" per continuare a tramandare l’antica tradizione tufillese - "Questo è l’unico paese dove non si cena"
 
Tufillo   Eventi 25/12/2017

La "farchia della vigilia" per continuare a tramandare l’antica tradizione tufillese

"Questo è l’unico paese dove non si cena"

La parte finale della farchia, il pedale"Questo forse è l'unico paese dove alla Vigilia non si cena per conservare l'antica tradizione". A Tufillo la sera prima del Natale si trascina la lunga farchia dalla chiesa di San Vito a quella di Santa Giusta attraversando l'antico borgo fortificato. Si tratta di una tradizione le cui origini risalgono alla notte dei tempi e si inquadra nella serie dei riti del fuoco comuni a diverse località della vallata del Trigno.

A differenza della 'ndocciata di Agnone, delle farchie di Fraine [LEGGI] ecc., qui l'unicità sta nella preparazione – che inizia due giorni prima – di una sola farchia composta principalmente da legno di quercia. La parte posteriore – il pedale, che si dirama in tre parti– non viene bruciata nella notte di Natale, ma si conserva e riutilizzata per diversi anni fino a quando l'eccessiva usura ne rende necessaria la sostituzione. 

A questa sono attaccate a incastro (per mezzo delle pacche, raccordi in legno) i rami e gli altri listelli che compongono la parte della farchia che arderà per due giorni; il tutto è tenuto insieme dalle vrevl (fascette metalliche) si conclude con la punta detta palo ferro. Da qualche anno esiste una versione ridotta della farchia portata dai bambini del paese. 

L'obiettivo è arrivare davanti alla chiesa di Santa Giusta allo scoccare della mezzanotte, non un minuto meno, non uno in più. Particolarmente insidiose sono le piccole salite del percorso che mettono a dura prova i devoti (circa un ventina) ai quali gli abitanti della zona offrono vino per riscaldarsi e a di carburante. Una volta davanti la chiesa, la farchia viene accesa e il parroco don Rino Ronzitti la benedice prima di celebrare la messa della notte di Natale all'interno.

Il gruppo dei bambiniI partecipanti ricordano con un pizzico di malinconia le edizioni più lontane, quando la farchia era molto più lunga e la lenta combustione durava più giorni (quella di ieri sera misurava una decina di metri). "Non troppi anni fa ne fu realizzata una più lunga del campanile. Oggi la partecipazione è minore purtroppo", spiega Nino Berardini, tra i volontari storici.
La volonta degli irriducibili resta però la stessa: conservare ancora a lungo la tradizione e tramandarla alle generazioni successive quale particolarità distintiva del Natale tufillese.

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di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

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