La favola triste della sanità - La finestra sul cortile
 
Vasto   Editoriali 13/10

La favola triste della sanità

La finestra sul cortile

Correva l’anno 1998 quando il Comune di Vasto acquisiva, con delibera di Giunta municipale n°833 del 7/7/1998, per un importo di 2 miliardi e 300 milioni di vecchie lire più Iva, i terreni individuati al confine con San Salvo, in località Pozzitello, per la costruzione del nuovo ospedale di Vasto.

Dopo anni di indugi, polemiche, scontri, petizioni e richieste di referendum popolari respinte, il 29 dicembre 2006 l’assise civica vastese decretava l’alienazione di quei terreni alla Asl. Sembrava la fine di una storia infinita con l’ospedale nuovo pronto a vedere la luce, sebbene in un’area fatta oggetto di roventi polemiche perché priva di servizi e infrastrutture, oltre che minata da un modesto dissesto idrogeologico.

Indubbiamente di anni ne erano trascorsi già parecchi anche da quel lontano 16 febbraio 2001, quando l’allora assessore regionale alla sanità, Rocco Salini (oggi passato a miglior vita), nel corso di un convegno sul tema “Nuovo ospedale. Nuova sanità”, ebbe orgogliosamente a dichiarare: “Al più presto appalteremo l’opera chiavi in mano e, entro due anni, il nuovo ospedale sarà pronto”.

Tra previsioni rigorosamente sbagliate e sortite fintamente ottimistiche del politico di turno, alla fine in tanti si erano convinti che il nuovo nosocomio potesse finalmente vedere la luce, fosse anche con un’ubicazione sbagliata. 

Il prossimo anno ricorrerà il ventennale della famosa delibera di Giunta n°833 del 7/7/1998 e non solo il nuovo ospedale continua ad essere sempre più triste argomento di divagazione politica ma, tra promesse e favole varie alle quali ormai non crede più nessuno, la faccenda sanità nel Vastese sembra pure essersi complicata a dismisura

Nei giorni scorsi, abbiamo appreso che il vecchio presidio ospedaliero di via San Camillo de Lellis non potrà avere nemmeno il tanto atteso servizio di emodinamica. La sala attrezzata per salvare la vita alle persone colpite da infarto non si può fare perché mancano i numeri minimi previsti dalla legge, cioè almeno 250 procedure di angioplastica coronarica in un anno. L’ospedale San Pio ha avuto, nel 2016, 176 ricoveri totali per infarto miocardico acuto. “Soltanto” per 32 di questi ricoveri è stato necessario il trasferimento in altri presidi ospedalieri. 

Ok, ne prendiamo atto, ma ciò che si chiede, a questo punto, è che non si prendano più in giro i cittadini con altre favole e, soprattutto, che questi non siano più scissi in cittadini di serie A e di serie B in nome di spartizioni territoriali della politica

Con la salute della gente non si scherza e, dinanzi alla malattia, non esistono cittadini più “degni” di cure rispetto ad altri.

di Paola Cerella

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