"Tre anni di promesse, tre anni senza stipendio" - La lettera di due dipendenti del Cotir di Vasto
 
Vasto   Attualità 07/10

"Tre anni di promesse, tre anni senza stipendio"

La lettera di due dipendenti del Cotir di Vasto

Vasto, maggio 2017: protesta dei dipendenti del Cotir"Dopo circa 3 anni di promesse, riteniamo doveroso, a questo punto, fare chiarezza sul Cotir ed in particolare di come la Regione Abruzzo sta danneggiando una struttura realizzata con soldi pubblici e i dipendenti ricercatori, tecnici, amministrativi ed operai senza stipendio da marzo 2015". Inizia così la nota di Marilena Di Tullio (Flai Cgil) ed Elvio Di Paolo (Fai Cisl), dipendenti e rappresentanti sindacali del Cotir di Vasto, il centro ricerche agricole di contrada Zimarino.

"Il Cotir (Consorzio per la divulgazione e la sperimentazione delle Tecniche Irrigue) è una struttura di proprietà della Regione Abruzzo con 40 ettari di azienda agricola sperimentale, uffici, serre, laboratori di ricerca con strumentazioni all’avanguardia, come la risonanza magnetica nucleare utilizzata per la caratterizzazione delle matrici alimentari (una sorta di Dna degli alimenti), costata oltre 600 mila euro e ora rimasta inutilizzata e senza manutenzione. Una strumentazione che tanti ricercatoti vorrebbero avere e che invece è stata danneggiata in seguito a un intervento di manutenzione e ad oggi non si conoscono le responsabilità né chi deve stanziare le risorse per il ripristino. L’intero progetto di realizzazione del Cotir è costato 25 Miliardi delle vecchie lire, finanziamenti pubblici del Ministero per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, Ministero per la Ricerca Scientifica e Tecnologica e della Comunità Europea nell’ambito del programma Cee Stride.

Le attività del Cotir spaziano dalla sperimentazione agronomica, alle bioenergie, alla caratterizzazione agroalimentare e alla gestione della matrice ambientale in termini di impatti derivanti dalle non corrette pratiche agronomiche e da un uso non sostenibile dei prodotti fitosanitari. In questi anni ci sono state collaborazioni con le aziende private e con Enti di ricerca ministeriali a cui sono stati erogati servizi di qualità. Ora la Regione Abruzzo ci sta derubando anche di questa opportunità che ci permette di avere un minimo di liquidità spostando i campi sperimentali dal Cotir in altri territori e in aziende agricole private. (Delibera di Giunta Regionale n.505 del 15 settembre 2017). Siamo senza parole.

Continuare a raggiungere il posto di lavoro significa spendere soldi che non abbiamo e che le nostre famiglie ci prestano, la ricerca pubblica in Abruzzo è quindi direttamente finanziata anche dalle nostre famiglie che vivono quotidianamente il nostro turbamento e con noi hanno sposato questa battaglia di diritti, giustizia e dignità.

La condotta della Regione ha portato il Cotir alla paralisi e oggi non vi è la possibilità di pagare fornitori, utenze ed in primis gli stipendi. Infatti, la Regione Abruzzo oltre ad averci tagliato i fondi, ci sta tagliando anche le gambe in quanto il nostro stare in liquidazione e con un Durc palesemente irregolare (i nostri contributi sono fermi a dicembre 2016) non ci consente di accedere a fondi alternativi a quelli regionali, mediante la partecipazione a bandi nazionali ed europei. Siamo ineleggibili ovunque e non possiamo far parte di alcun partenariato. Abbiamo progetti pronti ed idee con la speranza che questa rovinosa situazione si sblocchi. I 4 commissari liquidatori nominati dalla stessa regione per risollevare le nostre sorti, hanno buttato la spugna e si sono dimessi. Il piano di riordino dei Centri di Ricerca Regionali, partorito in questo periodo che prevedeva la unificazione e la nascita di un unico Centro più efficiente, è miseramente fallito. Pertanto le disposizioni contenute nella DGR 820 del 2014, con la quale la Regione Abruzzo ha messo in liquidazione i tre centri regionali di ricerca – Cotir di Vasto, Crab di Avezzano e Crivea di Miglianico – per la creazione di un unico Organismo di Ricerca regionale, non sono state poste in essere. Anche questo, il perché un atto del governo regionale sia rimasto a lettera morta, meriterebbe delle risposte. Così un percorso di rilancio, che a detta degli stessi liquidatori, doveva durare 6 mesi si è protratto per 3 anni e ora assistiamo allo scaricabarile.

La Regione dice che il Cotir è troppo indebitato e non ci sono le condizioni per il rilancio. I commissari liquidatori dicono che loro avevano elaborato il piano di riordino ma la Regione non ci ha messo i soldi. Una cosa è certa, il Cotir quando è stato messo in liquidazione aveva un debito di 243 mila euro, ora dopo 3 anni di commissariamento il debito è di oltre 2 milioni di euro. Sarebbe il caso che le responsabilità venissero alla luce. Anche perché vi è stata la grave incapacità di riscuotere i soldi delle progettualità che il personale Cotir aveva portato a termine. Ma siccome al peggio non c’è limite, la Regione in totale contrasto con la DGR 820/2014 e con la LR 38/2016 ha istituito il Crua (Centro Ricerca Unico d’Abruzzo) trasformando semplicemente lo statuto del Crab di Avezzano (addirittura con l’utilizzo della stessa partita IVA), inglobando nelle funzioni di questo anche le funzioni svolte da Cotir e Crivea (si direbbe una sorta di scippo delle attività) ma senza nulla prevedere per le sorti del personale ancora presente in questi due Centri Regionali di Ricerca.

Insomma un vero e proprio guazzabuglio in cui c’è di tutto, incapacità, disinteresse ma soprattutto tanta tanta insensibilità. Infatti, in questi tre anni nessuno si è preoccupato della sofferenza dei lavoratori, padri e madri di famiglia. Nessuno ha cercato di trovare delle forme di sostegno al reddito per tamponare una situazione drammatica e tutto questo nonostante i lavoratori avessero sottoscritto un sofferto accordo sindacale (a firma oltre che dei rappresentati territoriali Flai, Fai e Uila anche dei confederali regionali Cgil, Cisl e Uil), che prevedeva ulteriori sacrifici e rinance ai diritti acquisiti pur di andare incontro all’esigenza di ridurre il costo del personale. Infatti, l’accordo sottoscritto nella sede dell’Assessorato all’Agricoltura di Pescara in data 27 gennaio 2017 alle ore 22.00, prevedeva il cambio del contratto di lavoro (per adottarne uno meno oneroso) e il ricorso ai contratti di solidarietà per tutti i dipendenti. Con questo accordo i lavoratori avevano consapevolmente rinunciato al 50% della loro vecchia retribuzione. Oggi è tutto fermo e nessun punto dell’accordo è stato rispettato.
Il Cotir inoltre in questi tre anni di commissariamento non ha corrisposto nemmeno le indennità di malattia e gli assegni familiari pur avendo portato in detrazione detti importi dalle somme dovute all’Inps.

I lavoratori la percepivano questa fine infausta e per questo non sono stati con le mani in mano, le hanno provate tutte facendo sentire la loro voce ovunque e soprattutto nelle sedi istituzionali (Consiglio regionale, Giunta Regionale, Commissione dei Capigruppo, Commissione di vigilanza). Hanno trascorso una Pasquetta al Cotir con le famiglie, sono saliti sul tetto, hanno percorso in processione la strada statale 16, creando disagio al traffico, per raggiungere il Santuario della Madonna delle Grazie di Casalbordino e implorare aiuto alla Vergine Maria, hanno occupato la struttura del Cotir per oltre 2 settimane accendendo simbolicamente un lumino della speranza ogni sera sul davanzale della finestra, hanno invitato i politici regionali in giornate di sciopero aprendo le porte del Cotir a tutta la collettività, hanno occupato più volte la sede dell’Assessorato all’Agricoltura di Pescara, hanno occupato la sede del Consiglio Regionale all’Aquila, alcuni di loro hanno avviato lo sciopero della fame, hanno appeso un fantoccio sul tetto a rappresentare la morte della ricerca, hanno fatto un tappeto calpestabile con le pubblicazioni scientifiche a rappresentare la ricerca calpestata, hanno scritto, detto e pubblicato comunicati sulla stampa e sul web, hanno fatto appelli in televisione, hanno incontrato anche rappresentanti politici, fatto diffide nonché appello al Sindaco di Vasto e al Prefetto di Chieti… e tanto, tanto altro ancora, ora sono stanchi e sfiniti al solo ricordare tutto ciò, ma comunque determinati a non mollare perché questa è una battaglia di civiltà e di dignità, perché queste cose non sono degne di un paese e di una regione che si vuole definire civile.

Intanto i lavoratori si preparano ad affrontare il secondo inverno con la consapevolezza di non poter accendere il riscaldamento, perché il gas metano è staccato per morosità e senza che nessuno si preoccupi di come affronteranno il freddo. C’è il rischio che venga staccata anche la corrente elettrica e a quel punto i danni sarebbero ingenti e irreparabili non solo per i lavoratori ma anche per la struttura e le attrezzature e quindi soldi pubblici buttati al macero.
La Regione Abruzzo è alle prese con emergenze ed urgenze. Il 2017 è stato decretato il secondo anno in assoluto più torrido e siccitoso, ma intanto fa morire un Centro di Ricerca Regionale nato con la prerogativa di aiutare a risolvere le problematiche legate alle risorse ambientali tra cui l’acqua. Incredibile, perché in questi anni di lavoro il Cotir ha maturato una significativa esperienza per ciò che attiene l’uso razionale dell’acqua irrigua, in riferimento a metodi e tecniche per migliorare l’efficienza d’uso dell’acqua.

Non cerchiamo assistenzialismo ma la possibilità di continuare a lavorare integrando l’attività di ricerca con i servizi esterni. I servizi esterni in essere al Cotir sono diversi e potrebbero essere potenziati ma anche questo non importa a nessuno portando così la struttura alla paralisi. Nonostante tutto i lavoratori hanno onorato tutte le convenzioni portando a termine gli impegni sottoscritti dal COTIR.
Nel frattempo è stato intrapreso anche un ricorso presso il Tribunale del Lavoro di Vasto per richiedere il riconoscimento dello status di organismo di diritto pubblico e se sarà necessario i lavoratori investiranno del problema anche la corte di giustizia Europea perché il Cotir è un organismo di diritto pubblico ai sensi del Regolamento UE n. 549/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2013 (SEC 2010) che definisce come “amministrazioni pubbliche” quelle istituzioni che producono beni non destinabili alla vendita, soggetti a controllo pubblico, a prescindere dalla forma giuridica da esse rivestita.

A questo punto i lavoratori si chiedono:
1. Come ci si può rassegnare e lasciare che gli eventi travolgano per sempre il Cotir e le loro vite?
2. Che fine faranno?
3. Come si giustificherà lo sperpero di denaro pubblico facendo morire il Cotir? Considerato anche che in questi anni i cda che si sono succeduti ed i Presidenti sono sempre stati di nomina politica?
4. Come si pensa di pagare gli stipendi visto che in questi anni i dipendenti hanno continuato a lavorare e a progettare per la Regione perché si sono fidati delle promesse di un imminente riordino del sistema della ricerca?
5. Come si giustificherà questa lunga agonia di quasi tre anni senza prendere nessuna decisione oltraggiando la dignità del lavoro e dei lavoratori?
6. Perché questo infierire sulle loro vite e sulla loro dignità? Non era forse più corretto prendere subito le decisioni senza farli indebitare e senza illuderli a lavorare per salvare il posto di lavoro e accettare condizioni di lavoro da terzo mondo?
7. La Regione Abruzzo ha in programma il rilancio reale di tutta la ricerca pubblica regionale e non solo quella del Crab di Avezzano oggi Crua?
8. Come si pensa di salvaguardare i lavoratori del Cotir? Si sta pensando ad esempio anche al loro ricollocamento, come giusto che sia, in altri Enti (partecipate e non)?
9. Come si pensa di sovvenzionare la ricerca e la sperimentazione pubblica abruzzese evitando che questa attività sia a solo appannaggio della Università che già dispone di fondi propri?
10.
Speriamo di trovare, prima che sia troppo tardi, delle risposte convincenti così da farcene una ragione su tutto quello che ci sta, incredibilmente, succedendo".

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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