La mia città violentata - La finestra sul cortile
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Vasto   Editoriali 23/08

La mia città violentata

La finestra sul cortile

Mi ero ripromessa di non scrivere editoriali durante l’estate, stagione notoriamente dedicata al riposo e allo svago. Due fatti gemelli accaduti a distanza di qualche ora l’uno dall’altro mi costringono, però, a scrivere e a venir meno al mio proposito iniziale. Ma procediamo con ordine.

Questa mattina, mentre percorrevo in motorino il trafficatissimo corso Mazzini, una signora riccamente imbellettata, a bordo del suo macchinone lucente, con nonchalance ha gettato dal finestrino dell’auto un pacchetto di sigarette vuoto. Approfittando dell’intenso traffico esistente su corso Mazzini che bloccava le vetture, sono scesa dal mio motorino, ho raccolto il pacchetto e l’ho riconsegnato alla distinta signora che, poco elegantemente, mi ha apostrofata dicendo: “Che cazzo te ne frega?”.

Io avrei voluto avere un po’ di tempo a disposizione per spiegare alla signora quanto la faccenda interessi me e dovrebbe interessare pure lei, purtroppo il traffico tornato a fluire e la signora desiderosa di liquidarmi, non prima di avermi mandata a quel paese, me lo hanno impedito.

Dopo solo qualche ora dall’incontro con la signora imbellettata, che chiaramente il suo pacchetto di sigarette vuoto lo avrà rigettato dal finestrino appena svoltato l’angolo (non mi faccio illusioni!), mi sono imbattuta, mentre passeggiavo col mio cane e raccoglievo deiezioni canine anche di Fido altrui, in tre amici, due ragazzi e una ragazza, che caricavano il bagagliaio di un’auto. Uno dei tre, nel caricare quella che sembrava essere attrezzatura da mare, ha strappato una confezione di cartone e l’ha gettata in strada sotto lo sguardo indifferente dei suoi amici.

Mi sono gentilmente avvicinata e ho chiesto al ragazzo se poteva farmi un favore: raccogliere la carta gettata a terra. Lui, ridendo sotto i baffi, mi ha risposto: “Sì, sì, ora la raccolgo!”. Chiaramente la confezione di cartone strappata è rimasta a terra e i tre amici sono andati via trionfanti, sicuramente dicendo tra loro: “Ma tu guarda che povera disadattata da ricovero coatto doveva capitarci tra i piedi!”

A me sarebbe piaciuto tanto spiegare ai tre amici che non hanno fregato me, ma la Res Publica. Avrei voluto dire loro che provo sincera compassione per l’educazione che hanno ricevuto e per il futuro che li attende, ma chiaramente non è stato possibile. Così come non è stato possibile parlare con l’ignoto vicino di casa che, ormai da mesi, ha abbandonato sotto il palazzo un grosso oggetto metallico non ben identificato che poi, dopo giorni di attenta osservazione, ho intuito essere ciò che resta di una vecchia lavastoviglie, adesso diventata una sorta di monumento al degrado.  

Alla signora imbellettata, ai tre amici vacanzieri, al mio ignoto vicino di casa e ai tanti, tantissimi come loro, mi sia consentito dire almeno qui che sarà forse vero che la città e i politici fanno schifo, ma troppo spesso i cittadini fanno ancora più schifo della città “violentata” e dei politici incapaci.

A chi mi obietta che non saranno di certo una carta non lanciata dal finestrino e una vecchia lavastoviglie correttamente differenziata a salvare la città, io rispondo: non si nasce giganti, si comincia da un seme.

E poi non dimentico l’imperativo categorico del grande filosofo Hans Jonas, secondo il quale ognuno di noi ha il dovere di agire in maniera tale che le conseguenze delle proprie azioni siano compatibili con la sopravvivenza della vita umana sulla Terra. Una sopravvivenza che non è per nulla garantita.

di Paola Cerella

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