"A Vasto l’ospedale c’è solo di nome" - La protesta di un 80enne
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"A Vasto l’ospedale
c’è solo di nome"

La protesta di un 80enne

Immagine di repertorioMia moglie ed io (ottantenni) ci siamo trasferiti a Vasto, provenienti dalla Toscana, a Gennaio del 2016 dopo aver accertato che in loco esisteva un ospedale funzionante e con almeno due reparti di buon livello ( cardiologia e urologia ), che ci interessavano per le nostre patologie. Solo sei mesi dopo sono cominciate le peripezie perché qualsiasi richiesta di prestazioni fatta al CUP ci vede dirottati in tutti gli ospedali del distretto Lanciano-Vasto-Chieti, in una sorta di turismo ospedaliero non richiesto e che presenta problemi sia logistici che economici.

È assolutamnete impensabile che degli ottuagenari vengano sballottati da Chieti a Lanciano, da Gissi ad Ortona o che per ottenere degli esami effettuati in loco si debba attendere un anno e mezzo. Documentazione disponibile. A quest'età l'attesa potrebbe essere fatale. Si parla tanto di diritti acquisiti quando si pensa di ridurre un vitalizio parlamentare: ma noi veniamo dalla pregressa garanzia di un servizio sanitario che avrebbe dovuto farsi carico delle nostre esigenze e che invece fa di tutto perchè ci si rivolga ai servizi privati, per i quali molti di noi (la maggior parte) non hanno i mezzi.

Questa situazione non è ulteriormente tollerabile e io invito tutti coloro che mi leggono ad unirsi ad una protesta che potrà e dovrà prendere anche forme decise se coloro che sono responsabili di questo disservizio non saranno rimossi e sostituiti con figure adatte ad una corretta gestione del servizio. Se poi la scusa sarà la solita della mancanza di fondi, la Regione obblighi il governo a cambiare politica, dirottando sulla sanità e sulle altre necessità primarie dei cittadini tutte le inutili spese che affollano il bilancio dello stato al solo scopo di foraggiare le clientele politiche.

Alberto Del Buono

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