"Come nel ’97": gli interrogativi sulla morte di Silvia e Giuseppe - Venti anni fa nello stesso punto tre giovani universitari persero la vita
 
 
 

Scerni   Attualità 05/05

"Come nel ’97": gli interrogativi
sulla morte di Silvia e Giuseppe

Venti anni fa nello stesso punto tre giovani universitari persero la vita

Il recupero dei corpiLa prima a ricordarlo pare sia stata una contadina subito dopo la caduta dei ragazzi: "In quel punto sono morti già tre giovani". Il dramma che ha colpito le comunità di Scerni e Pollutri [LEGGI] ha un precedente ancora più pesante; prima di Silvia D'Ercole e Giuseppe Pirocchi in quello stesso tratto del fiume Orta a Caramanico Terme persero la vita tre studenti universitari.
Il 19 marzo 1997, Eva Giuliani (28 anni di San Severo), Lucia Capocchiano (29 anni di Foggia) e Marco Antonio Florio (27 anni anche lui di Foggia) – tutti della facoltà di Architettura di Pescara – si trovavano nella zona per una giornata di ricerche all'aperto. Durante la pausa pranzo, su quelle stesse rocce piatte che costeggiano il fiume, scivolarono uno dietro l'altro. La prima a cadere in acqua fu Eva, Lucia provò a salvarla così come Marco, tutti e tre vennero trascinati via dalle forti correnti. I corpi esanimi saranno ritrovati qualche centinaio di metri più a valle. 

La folla durante i funeraliLa rievocazione di quell'episodio non ha solo un carattere storico, è un precedente che apre numerosi interrogativi. Donato D'Ercole, zio di Silvia ed ex sindaco di Scerni, insieme agli altri familiari sta analizzando la situazione per capire se ci sono responsabilità venute meno. "Non ricordavo quell'episodio – dice a zonalocale.it – Da quando l'ho scoperto, non sono tranquillo perché in 20 anni qualcosa sarebbe dovuto cambiare".
"Lì non c'è alcun preavviso del pericolo che si corre e abbiamo tutti i documenti per dimostrarlo, non ho timore di essere smentito – prosegue – Non si sono avventurati in una zona interdetta o proibita, ma si sono ritrovati lì perché non ci sono indicazioni adeguate. Nessuno in quel punto ha avvertito una potenziale situazione di pericolo. Mia nipote e Giuseppe non stavano scalando il Gran Sasso consapevoli del pericolo che si corre, ma stavano facendo tutti una passeggiata domenicale". Si può morire per una passeggiata in un giorno di festa?

Silvia e GiuseppeNelle sue parole ci sono il dolore per l'immane perdita e per la consapevolezza che forse sarebbe bastato poco per evitare altri morti. La dinamica dei due episodi è simile: una caduta in acqua dopo essere scivolati sulla roccia probabilmente coperta dalla melma. La profondità del fiume in quel punto non è eccessiva, ma basse temperature e forti correnti hanno piegato la resistenza dei giovani. "Hanno resistito per circa due minuti – continua D'Ercole – dopo di che le forze sono mancate probabilmente per le basse temperature dell'acqua".

C'è una foto, un'ultima foto che ritrae la coppia prima che finisca in acqua. A scattarla è stata una sorella di lei. Silvia e Giuseppe sono di spalle, a un metro dal punto della caduta in acqua, per Donato D'Ercole è la prova che smentisce le fantasiose ricostruzioni di questi giorni soprattutto sui media nazionali: "Non si parli di selfie o imprudenza. Due bambini di 8 e 5 anni sono rimasti orfani. Silvia e Giuseppe non li hanno lasciati per un'imprudenza".

di Antonino Dolce (a.dolce@zonalocale.it)

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