Una storia di sport e di vita, i ’ragazzi’ della Vastese 1985-90 - Da una storia ’attuale’ alla riflessione sul calcio giovanile nel territorio
 

Una storia di sport e di vita,
i ’ragazzi’ della Vastese 1985-90

Da una storia ’attuale’ alla riflessione sul calcio giovanile nel territorio

I partecipanti al torneo CSIIl calcio è certamente lo sport più diffuso al mondo, ma anche un contenitore magico all’interno del quale sono custodite tante storie che vale la pena di raccontare e di ascoltare. Nessuno in particolare ha dato questo ruolo al calcio, gli è stato semplicemente consegnato dalla storia. Oggi vogliamo aprire questo contenitore per estrarne una storia vera, tanto speciale e tanto carica di energia che dopo trent’anni ha sentito il bisogno di saltare fuori dai cuori di quelli che l’hanno vissuta in prima persona, dove era gelosamente custodita, per mostrarsi nuovamente nella sua bellezza ed unicità. È la storia di un gruppo di ragazzi vastesi, il più nati tra il 1971 ed il 1973, che sono stati protagonisti del calcio giovanile vastese ed abruzzese tra il 1985 ed il 1990 nella magica cornice di quell'indimenticabile e pre-moderno periodo storico, vincendo grandi sfide contro squadre di prestigio abituate a stare sul gradino più alto del podio spesso anche a livello nazionale, e che dopo trent’anni hanno voluto ritrovarsi in una memorabile cena il 22 aprile 2016, e prima che l’età lo proibisse, hanno voluto addirittura tornare in campo per sfidare i più giovani in un torneo CSI di calcio a 7.

La notizia che quella covata di ex-giovani tornasse a costituire una squadra di calcio (denominata Vastese 85-90) è stata presa inizialmente con scetticismo misto ad ilarità alla lettura dell’età (e del peso medio) dei partecipanti, fino a quando, con il passare delle partite e dei mesi, avversari e pubblico, giovani e vecchi, tutti hanno dovuto ricredersi. La squadra, dopo un breve rodaggio nel quale si intravedeva qualcosa di buono ma condito da scarsi risultati, pur continuando intensi allenamenti a tavola, ha iniziato magicamente a ritrovare la propria identità calcistica, riposizionando un rettangolo verde al centro della propria mente. La conseguenza è che sono arrivate tante vittorie consecutive con automatismi di gioco mai banali e quasi sempre verticali, a dispetto del moderno e forse sopravvalutato giropalla, la cui utilità è indiscussa, ma la cui durata, a dire di alcuni famosi tecnici, è non poche volte proporzionale alla incapacità di verticalizzare e alla carenza di spettacolarità.

Sacrifici al lavoro e tanta passione per giocare le partite ad orari spesso proibitivi per un padre di famiglia, con la sola finalità di realizzare un sogno che sembrava irrealizzabile, ossia ritrovare, senza alcun allenamento, le trame di gioco e l’intesa in campo tra quei ragazzi che formarono 30 anni fa una squadra bella, spensierata e vincente che centinaia di appassionati vastesi andavano ad applaudire sul vecchio manto terroso del campo 167 oppure sull’allora neonata erba dell’Aragona nelle occasioni importanti. La Vastese 85-90, nonostante la defaillance iniziale, è arrivata terza nel torneo CSI a pochissimi punti dalla prima, vincendo anche la Coppa Disciplina e la classifica Fair Play, a testimonianza anche di una correttezza sconosciuta a tanti giovani. Le chiavi di lettura di questa affascinante storia possono essere tante, ma forse la verità è che i componenti della Vastese 85-90 sono piombati nel torneo da un’altra era, poco tecnologica e molto romantica, nella quale quel gruppo di ragazzi aveva condiviso 5-6 anni meravigliosi in cui diventarono uomini in uno stesso spogliatoio, guidati da tecnici capaci e accompagnatori innamorati dei giovani tanto da sacrificare spesso il proprio tempo libero o quello solitamente dedicato alla famiglia per stare assieme a loro. Anche solo per preparare acqua, limone e zucchero per l’intervallo oppure per prestare la propria auto oppure per lavare le divise in casa propria, gesti semplici e genuini, ripagati dalla felicità nei volti di quei ragazzini, ma anche dalle tante vittorie e dalla soddisfazione per aver potuto applaudire e tifare per due talenti come Mario Lemme e Fiorenzo D’Ainzara, frutto di quegli anni, ma che soprattutto hanno fatto parte del calcio che conta.

È una storia bella anche perché nata senza programmazione e senza risorse economiche dedicate, forse era semplicementedestino che diventasse realtà, premiando una idea apparentemente folle dell’ex capitano Fabrizio Gattella. Raccontare tutto in poche righe non è semplice ed in molte pagine potrebbe essere noioso, ma lo si può letteralmente rivivere guardando questo video in rete [clicca qui] suggestivi i filmati del primo quarto d’ora ed entusiasmanti le vittorie degli Allievi Regionali 1988-89 guidati da mister Cenzino Mileno (dal 30’ al 45’ del video), una squadra forte e coesa che tanti validi tecnici avversari (Giorgio Repetto, Francesco Oddo, Gianni Chiacchiaretta, Cetteo Di Mascio, Edy Reja) applaudirono allora e ricordano ancora oggi, ma che con rammarico siamo portati a dire che Vasto difficilmente riavrà.

Non è una previsione pessimistica, ma solo una riflessione spontanea leggendo la provenienza dei ragazzi che compongono le squadre partecipanti al Trofeo delle Regioni 2017 (rappresentative regionali frutto di selezione tra tutte le squadre abruzzesi): a differenza di ciò che puntualmente accadeva nella seconda metà degli anni ‘80, non troviamo in lista nessun ragazzo vastese o dei dintorni. Allora forse quella della Vastese 85-90 non è solo una magnifica storia di sport ed amicizia, ma anche un motivo per fare delle riflessioni sullo stato del calcio giovanile nella nostra città e nell’intero alto vastese. Del resto, immaginando di chiedere ad un extraterrestre che nulla conosce del nostro mondo ad eccezione che sia popolato da esseri viventi da 0 a 100 anni, e immaginando poi di chiedergli di descrivere con estrema sintesi una attività che ha la sua parabola discendente dai 30 anni, di sicuro risponderebbe spontaneamente “è una attività per giovani!”.

Allora la domanda è: “in una attività per giovani, ha senso mettere i giovani all’ultimo posto?”. Molti dicono di amare i giovani ed il calcio giovanile, e molti anche oggi li amano davvero, dedicandovi spassionatamente il proprio tempo libero, e forse solo grazie a loro il calcio giovanile esiste ancora, ma quando è il momento che chi comanda indichi la cifra economica da dedicargli, qualsiasi numero è troppo alto. Perché? Il motivo probabilmente sta nella prioritaria necessità di soddisfare le aspettative del pubblico che segue il calcio: l’impressione è che, per la realtà calcistica vastese, la cosa più importante sia di sognare immediatamente e vincere subito, indipendentemente dal fatto che poi si sia in grado di sostenere o meno gli impegni ed i costi che comportano le categorie superiori.

Ha senso vivere 3 anni di gloria e 10 di deserto? Ha senso aspettare decenni prima che la casualità oppure il destino creino le condizioni per avere una nuova Vastese 85-90? Per molti hanno senso entrambe le cose, ed ogni opinione è rispettabile, ma chiediamoci anche se “Non sarebbe meglio avere un settore giovanile forte ed organizzato su cui si facciano investimenti nel campo delle risorse umane ed infrastrutturali, in modo che esso possa rifornire con continuità la prima squadra e (perché no) fare cassa quando un talento si dimostra pronto ad altri palcoscenici, ma anche che favorisca l’ormai tanto rara quanto però fondamentale socializzazione dal vivo?”. Si tratta di un modello di gestione dei giovani che metterebbe al centro la formazione tecnica ed umana dei ragazzi, immaginandoli impegnati a respirare il calcio ed i valori sportivi a 360° per buona parte della giornata, creando così un ambiente ideale per la condivisione delle dinamiche adolescenziali e scolastiche, ma anche per la crescita di talenti da inviare nel grande calcio con evidente ritorno per tutti.

Questo modello, concepito anche per generare un sano e stabile autosostentamento di una cittadina come Vasto in campionati più che decorosi tipo Serie D e Lega Pro, fu suggerito nel 1987 dai tecnici Maldera del Milan e Mereghetti dell’Inter anche attraverso una collaborazione con le stesse milanesi di serie A, ma non fu mai sposato perché aveva il grande difetto di essere poco compatibile coi trionfi sportivi immediati e con quelle assurde campagne acquisti che mettono economicamente in ginocchio le società sportive pur di far sognare quelli che nonchiedono al calcio di essere sano ed incentrato sui valori dello sport, ma unicamente di essere il loro sfogo domenicale.

La Vastese 85-90 non può e non ha la pretesa di cambiare nulla, ma di sicuro ha ricordato a tutti che favola e realtà a volte non sono troppo distanti, ma anche che il territorio vastese in passato ha avuto un calcio giovanile assoluto protagonista in Abruzzo, sfornando talenti, squadre e valori che sarebbe un peccato smaltire nel moderno e superficiale cestino delle cose passate di moda. Se non altro perché anche le cose passate di moda possono nascondere una preziosa storia che vale la pena di essere raccontata e di essere ascoltata.

riceviamo e pubblichiamo

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