Dio mio, perché mi hai abbandonato? - Zonaglobale
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Vasto   Editoriali 14/04

Dio mio, perché
mi hai abbandonato?

Zonaglobale

Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloi, Eloi, lema sabactàni? Che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?.

Con queste parole, nel suo Vangelo, Marco descrive la morte di Gesù nel giorno del venerdì precedente la più solenne festività ebraica, la Pesach. È il momento più alto e conclusivo della Passione. Gesù muore sulla croce invocando il nome del Padre con le parole tratte dal salmo XXI di David, salmo che Gesù non riesce a recitare per intero perché, sempre secondo le parole di Marco, "dato un grande grido, spirò".

Nell’anno che ci separa dall’ultima Pasqua, chissà quanti di noi hanno pensato le stesse parole! Quanti hanno provato un profondo smarrimento di fronte ad eventi che ci hanno lasciato sgomenti. Eventi tragici che hanno portato Vasto e l’Abruzzo alla ribalta nazionale per la morte di tanti giovani avvenuta in maniera sentita come inattesa, ingiusta, inaccettabile.

Andrea e Domenico, che hanno incontrato il destino sulla strada al ritorno da un matrimonio. Jessica, scomparsa sotto la valanga che ha cancellato il luogo ed il tempo della festa. Roberta e Italo, falciati da una catena di eventi che ha reso la nostra città teatro di passioni terribili e distruttive. L’evento innaturale della morte di un figlio è stata la tragedia personale di alcuni, ma, allo stesso tempo, è stato un monito ed un difficile momento di confronto per tanti. Tanti di noi che hanno vacillato chiedendosi che senso avesse tutto ciò e perché prove così antiche e così dure fossero richieste in questi mesi a questa stessa terra.

Eppure, il salmo di David con cui Gesù terminò la sua avventura terrena inizia con l’invocazione a Dio pronunciata nelle ombre della sofferenza e della morte, ma si conclude con l’affermazione della salvezza che potrà esser data solo da Dio stesso. Le ultime parole dell’uomo Gesù sono, quindi, la manifestazione del suo abbandono a Dio nel momento del compimento della sua missione. Luca, infatti, non cita le parole pronunciate da Gesù, ma ne raccoglie in senso in una sorta di parafrasi: Padre, nelle Tue mani rimetto il mio spirito. E detto questo spirò.

Infatti, per quanto ingiusta possa sembrare la vita, non è Dio ad abbandonarci, quanto piuttosto siamo noi ad abbandonare Dio. Lo abbandoniamo quando ci concentriamo su noi stessi, sulla nostra persona e sulla nostra vicenda. Quando dimentichiamo di essere una comunità e che l’unicità dell’Uomo consiste nell’unicità del genere umano, nella sua capacità di creare relazioni, accumulo di esperienza, di conoscenza, di intellezione del mondo fisico e spirituale che ci circonda. Quello stesso capitale che porta l’uomo, anno dopo anno, a comprendere e a superare i vincoli che la natura ha creato, facendosi padrone dello spazio e del tempo, ma attraverso un dominio che non può essere individuale (di un singolo uomo), ma solo di tutti gli uomini messi insieme.

La Pasqua Cristiana ci ricorda proprio questo. Che la nostra natura è a immagine e somiglianza di Dio e che la nostra forza sta nella comunione che c’è fra Dio e noi attraverso la creazione di una comunità. Nella trasmissione non solo delle idee e della testimonianza, ma “del corpo e del sangue”, a testimoniare la totalità del sacrificio compiuto da Gesù, la sua strumentalità per la nostra salvazione ed il carattere di offerta che questo stesso sacrificio ha assunto per essa.

Per questo, la Pasqua Cristiana è una festa straordinaria, che si innesta nella tradizione delle feste religiose precedenti, ma vi inserisce significati nuovi e profondi sui quali è necessario interrogarsi.

Esteriormente, la celebrazione della Pasqua sembra riproporre simboli ancestrali, proprie di tutte le feste di rinascita che seguono l’equinozio di primavera. Le palme, per esempio, o le uova, sono simboli propri di molte culture che li usano per significare la rinascita della natura.

Per noi cristiani, però, la Pasqua è molto di più. È la festa della Resurrezione. Resurrezione dalla morte e rinascita dal peccato, riconoscimento e rinuncia di quei momenti di allontanamento da Dio che il peccato costituisce. Questo è il momento per far nostro questo mistero e rigenerare la nostra umanità.

A tutti i lettori per questo porgo il mio più fervido augurio di una Pasqua di fede e di rinascita.

di Alessandro Obino

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