Chiara, ricercatrice in Australia: "Ma il mio cuore è a Vasto" - Professoressa associata a Brisbane, "ma la mia casa è alla marina"
 
 
 

Vasto   Personaggi 08/03

Chiara, ricercatrice in Australia:
"Ma il mio cuore è a Vasto"

Professoressa associata a Brisbane, "ma la mia casa è alla marina"

Chiara Palmieri (foto da http://vetpracticemag.com.au/one-for-all/)Non ha tagliato i ponti con Vasto. Anzi, "torno ogni anno. Per me l'anno è fatto di due estati: una qui, l'altra a Vasto. Ho mantenuto i rapporti con le persone che vivono lì, casa mia è Vasto Marina".

Chiara Palmieri è lontana da casa per motivi di lavoro. La passione per la ricerca l'ha portata a Brisbane, dove è professoressa associata alla Facoltà di Veterinaria dell'Università del Queensland. Dopo il diploma al Liceo classico Pudente di Vasto, la laurea Teramo: lì è iniziato il suo percorso professionale nella ricerca, proseguito a Praga e in California, prima di approdare in Australia: "A sedicimila chilometri da casa e 24-25 ore di volo", sorride. Ma non ha smesso di tornare alle origini. Ora è in maternità: la sua seconda bimba è nata da appena sei mesi.

Com'è iniziata la tua avventura australiana?

"Su un sito internet specializzato era pubblicato un bando per la cattedra di professore associato. Ho deciso di provare, sostenendo prima un'interview via Skype, poi prensentando il mio lavoro".

Un lavoro che è stato apprezzato e col quale ti sei aggiudicata il concorso. Come si svolge ora la tua attività professionale?

"Su tre filoni: insegnamento, diagnostica e ricerca. A Teramo mi sono laureata e ho conseguito il dottorato di ricerca, poi al college ho preso il diploma per l'insegnamento agli studenti. Parte dell'attività di ricerca si svolge su modelli animali. Ho studiato i tumori del cane come modello per quelli dell'uomo, in particolare per i tumori alla prostata. Qui la diagnostica si svolge anche su una specie tipica australiana come il koala".

Quale aspetto preferisci del tuo lavoro: diagnostica, insegnamento, o ricerca?

"Mi piacciono tutti e tre, ma l'attività di ricerca mi dà più soddisfazione, anche perché mi permette di collaborare con medici che curano gli esseri umani".

Qual è il tuo legame con Vasto?

"Torno ogni anno nel periodo giugno-luglio, così vivo due estati: quella australiana e, quando qui è inverno, quella italiana. Ho mantenuto i rapporti con i vastesi. Lo dico sempre: la mia casa è Vasto Marina. Mi informo sulla vita politica e su tutto ciò che riguarda Vasto, che considero tuttora la mia casa".

Quando torni, che città trovi? Vasto è cresciuta o regredita nel corso degli anni? E' al passo coi tempi, oppure deve svegliarsi?

"Dato che vengo in vacanza, per me tutto è bello. Però vedo che è regredita rispetto a come era anni fa: mancano l'entusiasmo e la voglia di rinnovarsi. Ricordo le stagioni estive dei miei 18-19 anni. Ora non è così viva come prima, soprattutto a livello di iniziative. Forse mancano i giovani che c'erano prima. Il turismo, che dovrebbe essere la risorsa principale, non è valorizzato. Da anni, quando torno, non vedo manifestazioni di livello, ma anche iniziative più semplici, come attività comunitarie di tipo artistico o animazione in spiaggia. Svegliarsi, secondo me, vuol dire puntare sul turismo, che potrebbe riattivare un'economia che sta soffrendo".

Quanto è diversa la vita in Australia rispetto a quella italiana?

"E' diverso lo stile di vita: gli orari di lavoro, gli stipendi - che sono più alti ma è più costosa la vita - e il tempo libero. Qui c'è la filosofia dell'easy going, della semplicità. Gli australiani prediligono la vita all'aria aperta. E sul lavoro hanno, in genere, orari fissi: si comincia alle otto-otto e mezza, però alle 17 il lavoro finisce e poi si sta in famiglia, si fa sport e vita all'aria aperta".

In Italia la ricerca non è per niente valorizzata. In Australia un ricercatore si sente realizzato?

"E' molto diverso. Qui c'è molto spazio per i giovani, c'è indipendenza nella ricerca e responsabilità. In Italia, non ho difficoltà a dirlo, ci sono troppi baroni, schemi rigidi. Qui il lavoro è indipendente, non c'è nessuno che mi controlla, basta conseguire il risultato e ci sono più possibilità di collaborazioni e finanziamenti, anche se trovare finanziatori è sempre difficile ovunque. Ricevo tante mail da ragazzi italiani, ai quali consiglio sempre di fare un'esperienza all'estero e di mettersi in gioco".

Il tuo futuro è in Australia, in un altro Paese estero, oppure in Italia?

"Io e mio marito siamo partiti per caso. Il nostro futuro non lo vediamo tutto qui. Nei prossimi anni potremmo trasferirci in Europa, o in un altro Paese extraeuropeo. Oppure tornare in Italia".

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di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

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