Palmira, il simbolo - Oltre le righe
 
Vasto   Editoriali 06/03

Palmira, il simbolo

Oltre le righe

Palmira, in arabo تدمر‎), anche chiamata la Sposa del Deserto, una delle più importanti città della Siria. Tra Damasco e Deir ez-Zor, in un oasi in cui le carovane che attraversavano il deserto tra l’Occidente e l’Oriente, da sempre, facevano scalo. Il nome Palmira è un nome greco che traduce l’aramaico Tadmor, che si significa “palma”. 45.000 abitanti che vivono, oltre che di agricoltura, anche di turismo; forse meglio dire, vivevano anche di quest’ultimo.

La storia ci dice che Tadmor, nel deserto, esisteva già duemila anni prima di Cristo, la troviamo citata anche nella Bibbia. Quanti popoli l’hanno percorsa, quanti condottieri l’hanno conquistata, tra regni ed indipendenze, quante religioni l’hanno attraversata lasciando profondissimi segni ed orme; quanta storia! Nei millenni, ad ogni passaggio una diversa cultura, e con essa, templi, chiese, agorà e fori, teatri, sculture, terme, mura, necropoli, monete, monili, monumenti di ogni tipo ed età, oltre ad infrastrutture per la vita. Quasi un museo dell’eternità.

Palmira è una culla di archeologia che sembra racchiudere la storia del mondo, in cui si fa sintesi di ogni cultura e tra molte culture, in cui l’oggi si fonde col sempre, il luogo in cui si ferma il respiro ed anche il tempo. Arabi, Romani, Assiri, Seleuicidi, Sasanidi, Persiani, Bizantini ed altri popoli e, con essi, Pagani, Giudei, Cristiani e chissà quante genti di altre religioni.

Il tempo, la natura e gli uomini annientano e distruggono, alternando tempi di pace e guerra ma, fino ai nostri giorni, fino a noi contemporanei, Palmira era giunta con tutto il peso della sua perennità.

Sembra quasi circostanza irreale poter datare eventi per quei luoghi, almeno fino ad oggi, almeno fino al 21 maggio 2015, una data tra le infinite della storia ma che, invece, segna la barbarie più assoluta che il mondo possa ricordare. L’ISIS, l’auto proclamato Stato Islamico, cattura Palmira e, con essa, il suo passato. I militanti jihadisti iniziano la loro opera distruggendo il tempio di Baalshamin, riservato al culto di Mercurio, e poi quello di Bel, dedicato all’omonimo dio, le loro rovine vengono vendute al mercato nero internazionale. Ancora, il tempio di Baal Shamin, le torri funerarie romane, l'Arco di Trionfo e, via così, sculture, mura, monete, monili, monumenti di ogni tipo ed età, tutti segni di un ben più nobile passato. La distruzione nel nome di una religione, per eliminare vestigia blasfeme riconducibili al paganesimo, al cristianesimo o al politeismo. I satelliti documentano gli effetti del tritolo.

Mesi di duro combattimento e, dopo alterne vicende, l’esercito siriano e le forze russe, liberano Palmira. Questa la cronaca di alcuni giorni fa. Mentre ciò accade, i mass media occidentali sembrano distratti. Dal settembre 2016, Vladimir Putin, le bombe russe colpiscono l’ISIS, mentre gli americani ed i loro alleati mostrano il proprio imbarazzo e misurano le loro assenze. In questi giorni, il contingente russo va ritirandosi, lasciando il controllo dei territori ai lealisti siriani, l’offensiva dell’ISIS si è fermata mentre la controffensiva continua, aerei ed elicotteri bombardano le postazioni jihadiste sulle colline del deserto ma non solo, anche tra le rovine dei monumenti distrutti.

Qual è la percezione ed il significato di quanto accaduto da parte del mondo occidentale? Quale valore riusciamo ancora a dare a templi, chiese, agorà e fori, teatri, sculture, terme, mura, necropoli, monete, monili, monumenti di ogni tipo ed età? Con quale attenzione abbiamo seguito le notizie di coda dei nostri TG, quelle in cui gli armamenti russi apparivano schierati a difesa dei luoghi della storia dell’umanità? L’Occidente distratto tra Obama e Trump, l’Europa tra extracomunitari e moneta unica, gli Italiani tra lacerazioni di un partito e legge elettorale.

I simboli della Storia venivano cancellati, i fanatici islamici promettevano di arrivare a Roma per distruggerla e l’Occidente appariva distratto dai problemi della sua democrazia. Questo accadeva mentre il suo tradizionale avversario, la Russia, si accreditava quale simbolo di riferimento nel mondo. Non saremo certo ai tempi e nelle condizioni dell’unico Impero romano che si divide ma è comunque vero che la linea di demarcazione tra Oriente ed Occidente si va spostando.

Ma, in fondo in fondo, chi se ne importa…!

di Massimo Desiati

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