San Teodoro, l’affascinante storia del patrono dimenticato - Un viaggio nel tempo tra storia e misteri
 
Vasto   Cultura 05/03

San Teodoro, l’affascinante
storia del patrono dimenticato

Un viaggio nel tempo tra storia e misteri

La cappella di San Teodoro - foto F.DessardoLa nostra storia inizia il 4 dicembre del 1751; le cronache narrano di un evento di straordinaria importanza, a noi riferito dal prezioso documento tratto dal libro "Storia di Vasto" di Luigi Marchesani.  Quel giorno il corpo di San Teodoro Martire giunse a Vasto, fu solennemente accolto dalla comunità ecclesiale della Collegiata Insigne di San Pietro e il santo fu acclamato Patrono dal popolo radunato nell'area di Porta Nuova. L'urna, dopo aver sostato per qualche ora nella cappella della Madonna delle Grazie, fu condotta in processione nell'omonima Chiesa di San Teodoro, ubicata nell'odierna Via San Francesco d'Assisi (un tempo strada de’ Forni) e nel secolo scorso spostata  presso l'Altare del transetto destro della Chiesa del Carmine. 

È dell’architetto Francescopaolo D’Adamo la curiosa ipotesi esposta in una puntata dei “Misteri di Vasto” dedicata alle reliquie dei santi conservate a Vasto [GUARDA], secondo cui  il corpo di San Teodoro corrisponderebbe a quello del Marchese Cesare Michelangelo d’Avalos, patrocinatore delle arti e personalità dai vasti interessi culturali, che donò alla città di Vasto in data 3 novembre 1695 il corpo di San Cesario. L’importante dono fu motivato dal desiderio di trasformare la città di Vasto in un centro culturale alla stregua di Urbino, rendendola custode dell’urna di un grande santo per cui i vastesi mostrarono fin da subito estrema devozione . 

Il marchese d'Avalos e San TeodoroLa successiva collocazione del corpo di San Teodoro, dall’omonima cappella alla Chiesa del Carmine, di cui accennavamo prima, non sarebbe del tutto casuale. Si narra infatti che la Marchesa Ippolita d’Avalos, moglie del Marchese Cesare d’Avalos, fosse particolarmente affezionata a questa chiesa come dimostra l’iscrizione riportata al suo interno in cui si legge che una messa quotidiana era celebrata in suo ricordo. Dalla morte del Marchese avvenuta nel 1729, il corpo del noto membro della famiglia d’Avalos non fu mai ritrovato. Secondo alcune cronache venne sepolto nella chiesa di San Francesco di Paola (nota anche come Madonna dell'Addolorata) ma nessuna lapide segna tuttavia il suo sepolcro. Da qui nasce l’ipotesi mai verificata secondo cui fu proprio il corpo del Marchese  accolto e portato in processione dai vastesi quel 4 dicembre 1751, per poi essere trasferito e tuttora custodito nella Chiesa del Carmine, la prediletta dalla moglie Ippolita.

Certi siamo del fatto che prima del 1827, data in cui il Santo Patrono di Vasto divenne San Michele Arcangelo, la protezione della città fu affidata a questo Santo, di cui molti vastesi ne ignoravano l’ esistenza e l’importanza. Parliamo di San Teodoro di Amasea, un vescovo del VII secolo, il cui nome vuol dire proprio “Dono di Dio”.

L'ingresso della cappella di San TeodoroLa caratteristica cappella a lui intitolata fu costruita nel 1734 per volontà di Carlo De Nardis e la troviamo incastonata nel bellissimo Palazzo Ciccarone con il portale d’ingresso affacciato sull’attuale via San Francesco d’Assisi. La famiglia Ciccarone faceva ingresso nella chiesetta direttamente dalle stanze della propria abitazione e in particolare da quella  di Silvio Ciccarone dalla quale era consentito l’accesso su di un soppalco. Luigi Marchesani nella sua “Storia di Vasto”, riferisce che la cappella era lunga palmi 37 e larga 17, e oltre alla festa di S. Teodoro, i vastesi celebravano contemporaneamente  anche quella della Vergine Addolorata. Caduta in rovina, la chiesa venne chiusa al culto, mentre il corpo del Santo fu trasferito, come già detto, nella chiesa del Carmine, dove ancora oggi si trova.

Il recupero e la riapertura della caratteristica chiesetta risalgono a pochi mesi fa [LEGGI]; un lavoro minuzioso e attento svolto grazie all'impegno e all’estrema dedizione dell'associazione dei  Vigili del fuoco in congedo. Ma il loro operato non può dirsi terminato: richiedono maggiore attenzione la pulitura del prezioso mosaico in maiolica del Settecento, rappresentante una rosa dei venti, e il restauro dei dipinti originali non attualmente custoditi nella cappella. Un lavoro di certo impegnativo, ma che rende orgogliosi i vastesi che non ignorano l’esistenza di questo preziosissimo tesoro. La nostra città non smette mai di riservarci sorprese, storie avvolte nel mistero e luoghi pregni di bellezza e di non trascurabile importanza storica

Francesca Liberatore

 

 

 

 

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