Rifiuti, ecco perché la tassa è destinata ad aumentare - L’inchiesta di Zonalocale - Il buco milionario nei conti del Civeta
 
 
 

Vasto   Politica 20/02

Rifiuti, ecco perché la tassa
è destinata ad aumentare

L’inchiesta di Zonalocale - Il buco milionario nei conti del Civeta

L'aumento delle tariffe del Civeta dal 1996 al 2017Il ritornello lo conosciamo. Lo abbiamo sentito per anni: “Fate la raccolta differenziata, perché in futuro la tassa sui rifiuti diminuirà”. E’ vero che la differenziata è necessaria e utile a tutelare l’ambiente, ma è altrettanto evidente che a Vasto e nel Vastese l’imposta non è affatto diminuita. E i costi di gestione hanno fatto registrare un più 51% dal 2009 al 2013

Ma ora i debiti a sei zeri del Civeta stanno per ricadere ancora una volta nelle tasche dei cittadini degli 8 comuni consorziati: Vasto, San Salvo, Casalbordino, Cupello, Monteodorisio, Pollutri, Scerni e Villalfonsina, 82mila residenti in tutto. Ma anche su migliaia di cittadini dei comuni non appartenenti al consorzio, che subiranno batoste più pesanti.

Il Civeta è, letteralmente, il Consorzio intercomunale del Vastese per l'ecologia e la tutela dell'ambiente, che gestisce la discarica e l’impianto di Valle Cena, a Cupello. Da un anno e tre mesi è commissariato.

Civeta, due consorziati fantasma: le defunte Comunità montaneParalisi e commissariamento - Il commissariamento viene imposto dalla Regione nel novembre 2015. E’ un atto inevitabile dopo due anni e mezzo di immobilismo: l’assemblea, di fatto, è congelata perché il Comune di Vasto la diserta sistematicamente dal 2013, paralizzandola. Vasto, infatti, è titolare del 44% delle quote del consorzio, percentuale che, da sola, non basterebbe a bloccare il cda, se non fosse che alla poltrona lasciata costantemente vuota dall’allora sindaco, Luciano Lapenna, ne vanno sommate altre due: quelle delle defunte Comunità montane del Medio e dell’Alto Vastese: 10.09% e 4.5%. Vasto, sfruttando le quote mai ridistribuite degli enti soppressi, ferma tutto.

Così il governatore, Luciano D’Alfonso, nomina la commissaria straordinaria, Lidia Flocco ma, nell’estate 2016, la sostituisce con Franco Gerardini, sindaco di Giulianova dal 1981 al 1994, deputato del Pds-Ds dal ’94 al 2001 e attuale dirigente del Servizio gestione rifiuti della Regione Abruzzo.

La voragine - A fronte di un buco di bilancio che sta assumendo le proporzioni di una voragine, Flocco, nel breve periodo del suo incarico, decide che altro non si può fare, se non aumentare le tariffe, a carico dei Comuni, del conferimento dell’immondizia nella discarica di Valle Cena, annessa all’impianto di compostaggio che, partendo dai rifiuti organici, produce un fertilizzante denominato compost e svolge anche altre attività di riciclaggio della spazzatura.

Con la delibera numero 29 dell’8 luglio 2016, Flocco decreta l’aumento (retroattivo, a partire dal primo luglio) del 34%: i Comuni dovranno pagare 128 euro e 10 centesimi per tonnellata di indifferenziata e 88,85 per l’organico.

I sindaci insorgono. I pesanti rincari sono destinati a tartassare i cittadini, visto che una legge voluta dal Governo Monti obbliga i Comuni a coprire con i proventi della tassa sui rifiuti (Tari) il 100% dei costi di raccolta e smaltimento.

Il nuovo commissario, Gerardini, dispone un parziale taglio degli incrementi varando, a settembre 2016, la delibera numero 84, con cui posticipa il salasso al primo gennaio 2017 e modifica lo schema tariffario: i Comuni consorziati subiranno un aumento del 28% per l’indifferenziata e in misura minore per l’organico, mentre per i Comuni non consorziati, che si servono ugualmente dell’impianto di Cupello, resta il 34% deciso da Flocco.

Contenziosi: 350mila euro agli avvocati - Il 13 febbraio l’assemblea dei sindaci. Si svolge a porte chiuse nell’aula Vennitti del Consiglio comunale di Vasto. Faccia a faccia Gerardini e i primi cittadini, ai quali il commissario straordinario dichiara che il debito accumulato nel corso degli anni dal Civeta è a sei zeri e che la cifra non è quantificabile con certezza, visto che esistono contenziosi legali ancora aperti. Altri sono già terminati. La sentenza più pesante ha condannato il consorzio a pagare un milione e 200mila euro, poi ridotti a un milione e 43mila grazie a una transazione.

Una delle spese rilevanti del Civeta è proprio quella riguardante le parcelle degli avvocati: 350mila euro.

Il commissario lascia uno spiraglio: l’aumento della tariffa di conferimento e, di conseguenza, della tassa a carico delle famiglie, può essere scongiurato, se i Comuni trovano altri sistemi per ripianare le perdite. E aggiunge che le tariffe del Civeta sono più basse, se paragonate ad altri consorzi.

Ma resta, comunque, lo scoglio della legge Monti.

Le assunzioni - Nel mirino di Tiziana Magnacca, Saverio Di Giacomo e Mimmo Budano, sindaci di San Salvo, Monteodorisio e Villalfonsina, finiscono le assunzioni, definite “politiche”. Non solo quelle risalenti a 10-15 anni fa, ma anche quelle del 2016, in pieno regime commissariale, quando sono stati stabilizzati alcuni interinali, “padri di famiglia”, li definisce Gerardini.

Magnacca obietta che andava fatto un concorso: “I posti di lavoro, se sono pubblici, devono essere assegnati col principio costituzionale del concorso pubblico e non per cooptazione diretta”.

Nella seduta, Gerardini ricorda che la legge regionale istitutiva dell’Agir (agenzia per la gestione integrata dei rifiuti) entrerà in vigore quando sarà ratificata anche dai 20 Comuni ritardatari. Poi il Civeta e tutti i consorzi passeranno sotto la nuova autorità regionale e le amministrazioni comunali avranno meno voce in capitolo.

Ma a pagare i debiti saranno sempre i cittadini. Incolpevoli. 

di Michele D’Annunzio (m.dannunzio@zonalocale.it)

Commenti




 

 
 
 
 
 
 

Chiudi
Chiudi