"Jessica è vissuta per donare gioia, sorriso e speranza" - Valanga sull’Hotel Rigopiano, l’omelia di don Domenico Spagnoli
 
 
 

Vasto   Cronaca 29/01

"Jessica è vissuta per donare
gioia, sorriso e speranza"

Valanga sull’Hotel Rigopiano, l’omelia di don Domenico Spagnoli

Don Domenico Spagnoli"Jessica è vissuta per accendere la passione per la vita, per donare gioia, sorriso, speranza a voi che l’avete conosciuta e stimata. Jessica faceva parte di quella parte migliore della nostra Italia, di quella gente che sapeva mostrare il volto migliore della nostra Italia, quel volto che noi abbiamo riconosciuto nei tanti uomini e donne che si sono messi al servizio nelle opere di soccorso, nei tanti che hanno dato e continuano dare la loro vita nel fare il loro dovere". E' la parte più bella e importante dell'omelia che don Domenico Spagnoli, parroco di Santa Maria Maggiore, a Vasto, ha pronunciato nelle esequie funebri di Jessica Tinari, la ventiquattrenne morta sotto la valanga che, il 18 gennaio, ha sommerso l'hotel Rigopiano di Farindola. 

"In questo momento di lutto cittadino il silenzio si fa preghiera. Ci ritroviamo nella chiesa di Santa Maria Maggiore in cui Jessica ha ricevuto il suo Battesimo e la Prima Comunione. Adesso la Comunità visibilizzata da tutti voi, prega per chi non ce la fa. Prega per chi è stanco. Prega per chi sembra aver perso ogni forza. Qui c’è una Comunità civile ed ecclesiale che custodisce il ricordo di una sua figlia conosciuta da tutti come gentile, educata, solare, sorridente, impegnata ed appassionata di vita, di giustizia e di politica. Sì, c’è una comunità in questo momento che si ricorda e prega. Questa stessa comunità presenta a Dio il proprio cuore tribolato e ferito, consapevole che il lamento può diventare preghiera.

È quanto ritroviamo nella lettura ascoltata, tratta dal Libro delle Lamentazioni (Cfr. Lam 3,17-26), in cui scorgiamo il grido di dolore del popolo di Israele per le ingiustizie di sempre. Abbiamo ascoltato: “… È scomparsa la mia gloria/ la speranza che mi veniva dal Signore…Ben se ne ricorda e si accascia dentro di me la mia anima”. Come non pensare questa mattina al dolore di Mario e Gina per la morte della loro figlia? Come non vedere qui la prostrazione dei tanti che si sentono svuotati dalla ferita della morte? Eppure lo stesso capitolo ci offre una via di speranza con le parole “voglio riprendere speranza/…Mia parte è il Signore - io esclamo - per questo in lui voglio sperare .” Leggiamo qui tutta la fatica che non trascura una consapevolezza: mia parte è il Signore.

Il Signore dunque è parte di noi: noi gli “apparteniamo” e Lui ci “appartiene” e quindi non siamo abbandonati al nulla. Anche nella esperienza più dolorosa noi continuiamo ad appartenere a Qualcuno.

Ma cosa posso sperare ormai? Di fronte a tanto dolore quale speranza rimane? Mi permetto di ricordare a me e a voi che nella fede e lacrime sono dei semi di speranza, dei semi che porteranno frutto. Le lacrime provengono da un cuore che continua ad amare Jessica. E se noi siamo capaci di ricordare qualcuno, anche dopo anni dalla sua scomparsa, volete che Dio “Eterna Memoria” non faccia altrettanto con noi? La Parola ci presenta un Dio che continua ad amarci anche dopo la morte, perché l’amore spezza persino le catene della morte. Anche se vi sono morti che appaiono più assurde di altre, Dio ha assunto anche la nostra assurdità. Dio non ha abbandonato e non abbandona Jessica perché Lui ha un debole per i deboli. Il Dio che si è rivelato nel Crocifisso ha condiviso le croci degli uomini.
In questo senso il Vangelo di Luca (Cfr. Lc 23-24) che abbiamo ascoltato è un annuncio Pasquale che attraversa le tenebre del nostro cuore.

Leggiamo infatti nel racconto che durante l’agonia di Gesù, “il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra”. È proprio allora che il nostro Maestro continua a pregare con più insistenza e - a pensarci bene - il testo biblico è un forte richiamo alla tragedia vissuta a nell’Hotel Rigopiano. Nel Vangelo, Giuseppe d’Arimatea chiede il corpo di Gesù, le donne poi vanno al sepolcro e “non trovarono il corpo del Signore Gesù”. Vi è anche qui un’affannosa ricerca. Una ricerca che richiama quella dei giorni scorsi. Anche a Farindola hanno cercato delle persone e poi…dei corpi. Ma dove sono adesso i nostri cari? Nel Vangelo c’è un sepolcro vuoto che mi ha fatto venire in mente, carissimi, quel vuoto che lascia la morte, quel vuoto che oggi voi provate nel cuore, vuoto che sperimentate nella vostra famiglia! Eppure il vuoto del Sepolcro viene riempito da una bella notizia: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato”. Con molta umiltà mi permetto di tendervi una mano e di riconsegnarvi questa notizia che già conoscete: Cristo è Risorto e con Lui risorgiamo anche noi.

Quindi Jessica in questo momento non è qui, non è semplicemente chiusa in una bara. Lei è “altrove”, in un altro “luogo”. Ella è alla presenza di Dio. È in Colui che Risorto ci chiama alla Risurrezione. Il corpo del credente è come un seme che nascosto sotto terra o sotto la neve, marcisce, si trasforma per sprigionare, poi una nuova vita. Questo è il cammino della nostra esistenza. Jessica è nel Dio, Trinità d’Amore, grembo e patria di ogni credente. Ella è al cospetto di quel Dio che ha voluto condividere la vita degli uomini accettando egli stesso di subire violenze, ingiustizie, abbandoni, ritardi, silenzi, tradimenti. Gesù ha accettato tutto questo. Gesù si è fatto debole per essere vicino ai deboli. Gesù è stato vittima per essere accanto a tutte le vittime della storia. Accanto alla nostra Jessica, anch’ella vittima. Questo è il Dio che annuncia il Vangelo. Un Dio accanto agli ultimi, nascosto in loro, che continua a sperare in una umanità diversa, che continua a scorgere nei cuori una scintilla d’amore. Egli confondendosi con le vittime li porta con sé in un abbraccio eterno.
Ai giovani, oggi così numerosi nella nostra chiesa e così composti nel loro dolore, vorrei affidare un ultimo messaggio. Vi prego, non mi chiedete: “perché è morta Jessica?”. Io non lo so. Ma chiedetemi pure perché o per chi è vissuta questa giovane donna. Qui saprei rispondere.

Jessica è vissuta per accendere la passione per la vita, per donare gioia, sorriso, speranza a voi che l’avete conosciuta e stimata. Jessica faceva parte di quella parte migliore della nostra Italia, di quella gente che sapeva mostrare il volto migliore della nostra Italia, quel volto che noi abbiamo riconosciuto nei tanti uomini e donne che si sono messi al servizio nelle opere di soccorso, nei tanti che hanno dato e continuano dare la loro vita nel fare il loro dovere. Se vogliamo onorare la vita di Jessica dovremmo oggi decidere se offrire agli altri il volto migliore o il volto peggiore della nostra Italia. Occorre decidere cosa fare del nostro futuro. Occorre scoprire la bellezza della vita che si fa dono e che accende la vita negli altri.
Concludo con alcune parole che traggo da una preghiera del compianto Vescovo Tonino Bello, Santa Maria, Vergine della notte:

Santa Maria, vergine della notte
Noi t'imploriamo di starci vicino quando incombe il dolore,
e irrompe la prova, e sibila il vento della disperazione,
e sovrastano sulla nostra esistenza il cielo nero degli affanni,
o il freddo delle delusioni o l'ala severa della morte.
Liberaci dai brividi delle tenebre.
Nell'ora del nostro Calvario, tu,
che hai sperimentato l'eclisse del sole,
stendi il tuo manto su di noi, sicché fasciati dal tuo respiro,
ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà.

E conforta, col baleno struggente degli occhi
chi ha perso la fiducia nella vita.
Ripeti ancora oggi la canzone del Magnificat,
e annuncia straripamenti di giustizia
a tutti gli oppressi della terra.
Non ci lasciare soli nella notte a salmodiare le nostre paure.
Anzi, se nei momenti dell'oscurità ti metterai vicino a noi
e ci sussurrerai che anche tu, vergine dell'Avvento,
stai aspettando la luce,
le sorgenti del pianto si disseccheranno sul nostro volto
e sveglieremo insieme l'aurora".

di Redazione Zonalocale.it (redazione@zonalocale.it)

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